la veduta della città nuova dall'alto della collina di gradec

ZAGABRIA: tra raffinatezza mitteleuropea e indomito spirito balcanico

di Matteo Bellocchio

 

Lo si capisce già dalla forma che la Croazia è un alligatore con le fauci spalancate sul passato, un passato fatto di povertà e miseria, di terra e di contadini, di sudore e fatica… un passato di nome Jugoslavia e che significa ancora retaggio sovietico e panslavismo del laboratorio di Tito.
Zagabria è l’occhio e la mente di questo alligatore: da qui vennero prese le iniziative che nel giugno 1991 portarono all’indipendenza, ad una indipendenza dal sapore mitteleuropeo e dall’aroma nordico, che vuole coprire il tanfo dei pogrom degli ustascia e sotterrare le scorie comuniste.

Zagabria è una città di forti contrapposizioni, che si auto-alimentano dall’alba dei tempi, ma che hanno generato una capitale ibrida con una personalità unica.
Già dal IV secolo, in seguito alla dissoluzione dell’impero romano, la zona venne destinata all’Occidente, mentre la vicina Serbia entrò nella sfera d’influenza orientale. Cristianesimo da questa parte, chiesa ortodossa dall’altra, la quale spinse i croati, qualche secolo dopo, a cercare protezione prima presso la fiorente monarchia ungherese, e poi presso gli Asburgo d’Austria, che quasi senza soluzione di continuità, rimasero fino alla prima guerra mondiale, quando Belgrado iniziò a prosperare ed a diventare il centro più importante dei Balcani.

il padiglione d'arte, di fronte alla stazione dei treni

E queste contrapposizioni hanno determinato anche una antitesi architettonica, dove convivono edifici dall’austera architettura austro-ungarica, squisiti palazzi della secessione viennese e funzionali costruzioni socialiste, e anche una antitesi culturale:

è una lotta incessante tra le due anime di Zagabria, tra la raffinatezza dell’agognata Europa centrale ed il selvaggio spirito balcanico, che trova il suo massimo splendore nella musica, folkloristica, vivace, verace.

Vienna considerava questa zona come ultimo baluardo difensivo contro le invasioni turche e popolò la zona di contadini guerrieri, una strategia già in uso nell’Impero Romano d’Oriente durante l’umanesimo bizantino di Leone il Matematico. Gente tosta, visi arcigni, sguardi torvi… sarà forse per questi motivi che gli stereotipi che circondano la città sono duri a morire.
Zagabria è oggi una capitale europea allo stesso livello delle più blasonate Praga e Budapest, una meta troppo sottovalutata ma assolutamente da non perdere, soprattutto adesso che a livello di prezzi è ancora molto economica.

la vetrata absidale della cattedrale di kaptol

Le similitudini con Budapest sono evidenti. Anche qui una parte della città si distende su un pianoro: è la città nuova, fatta di infrastrutture moderne, larghi viali alberati e maestosi edifici, di cui molti dedicati in via permanente ad esposizioni artistiche, come l’imperdibile Museo Mimara. Due ritmi pervadono la Città Bassa, un’altra contrapposizione: tranquille passeggiate culturali tra gallerie d’arte e sale da musica, accompagnate da un caffè nei bar sempre pieni, ma anche la movimentata frenesia del commercio e del turismo, dato che qui si trovano la maggior parte dei negozi, ristoranti e alberghi.

la vista della collina di gradec

E poi c’è la parte adagiata sui pendii, il cuore di Zagabria, la città vecchia, sviluppatasi intorno alle due colline di Kaptol, con al centro le iconiche guglie gemelle della neogotica Cattedrale dell’Assunzione, slanciate verso l’alto in una crescente tensione religiosa, e di Gradec, con al centro il tetto policromo della Chiesa di San Marco e il Sabor, il severo parlamento nazionale. Da sempre in conflitto tra loro, questi due insediamenti trovarono un accordo contro il comune nemico turco. Oggi questi declivi costituiscono la Città Alta, costellata dai campanili delle chiese e da lussuose abitazioni circondate dal verde.

E proprio là, dove il mantello della pianura viene calpestato dai piedi delle colline, si trova l’emporio all’aperto che tutti i giorni movimenta questo incontro tra le due anime della città.

il mercato all'aperto di dolac

Frutta, verdura, fiori, cianfrusaglie varie, prodotti di fine artigianato: tutto ciò compone il caleidoscopio umano, merceologico, olfattivo ed uditivo del pittoresco mercato Dolac. Suoni duri, come la lingua serbo-croata, che qui scrivono con il nostro caro e facile alfabeto latino, mentre nella rivale cugina Serbia usano il difficile cirillico. Suoni duri ma sapori dolci, come il miele che viene prodotto dai molti commercianti, che, nonostante l’imperante progresso, riescono ancora a difendere le tradizioni croate ed a preservarne l’anima mitteleuropea e l’indomito spirito balcanico.

Moderna, sicura, connessa, organizzata, pulita, solare ed accogliente: tutto questo è Zagabria oggi, una città che merita una visita, almeno fino a quando non si venderà ad una occidentalizzazione sfrenata, come la maggior parte dei Paesi del sud-est asiatico, tanto cari a Terzani e per questo motivo tanto commiserati. Ma fino ad allora rimarrà una meta gustosa, con un forte richiamo culturale, artistico, musicale ed architettonico.

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