UZBEKISTAN low cost e fai da te: itinerario #3 a Samarcanda, la città a lungo sognata [con VIDEO]

di Matteo Bellocchio

Quanto segue fa parte di una serie di articoli sull’Uzbekistan. Questi sono gli altri link:
UZBEKISTAN low cost e fai da te: 9 giorni con 1000 euro (tutto compreso)
UZBEKISTAN low cost e fai da te: itinerario #1 tra Tashkent, Khiva e le fortezze del deserto [con VIDEO]
UZBEKISTAN low cost e fai da te: itinerario #2 tra le medresse di Bukhara (in arrivo nei prossimi giorni) [con VIDEO]

 

Giorno 6: Sua Maestà, il Registan!

Stiamo tutti guardando a sinistra, occhi lucidi e bocche spalancate. Il Registan è lì, appena fuori dal finestrino del taxi, ed è immenso. Non vediamo l’ora di arrivare in hotel, posare i bagagli e uscire subito a contemplare questo sogno che si sta per avverare.
Tutto intorno alla nostra meta, lunghi vialoni pedonali intervallano dei parchi ben curati e puliti. Da un lato c’è lo stradone continuamente calpestato da scassate Chevrolet bianche, dall’altro un muro nasconde alla vista le catapecchie che negli anni sono sorte intorno a queste aree troppo frequentemente abbandonate all’incuria. Nel mezzo, lui, questo mastodontico complesso di medresse, simbolo di Samarcanda, che incute un timore reverenziale da quanto ci fa sentire minuscoli. Siamo fortunati: nel giro di pochi minuti si accendono le luci, e, con il bagliore del crepuscolo sullo sfondo, assistiamo ad una vera gioia per gli occhi. Ma fate attenzione: le luci stanno accese soltanto un’oretta e poi si spengono per tutta la notte!

La gente è tanta, e la maggior parte non sono turisti. Veniamo continuamente fermati per dei selfie o delle foto di gruppo: qualcuno si vuole cimentare cercando di incatenare le poche parole in inglese che conosce, qualcun altro vuole solo avere un ricordo. Penso che per loro sia un sogno potersi permettere di viaggiare. Ciò che noi aneliamo, attendendo il giorno della prossima partenza e riempiendo il vuoto pianificando e studiando gli itinerari, per loro rimane pura utopia: lo stipendio annuo è troppo basso per permettersi piaceri di questo genere.

Giorno 7 e 8: a spasso per la città, tra antichi monumenti e nuove brutture

Ci incamminiamo subito verso la città di stampo sovietico. Stiamo andando nell’unico ufficio che vende i biglietti del treno per Tashkent. Nonostante fossimo in bassa stagione, e con un paio di giorni di anticipo, non c’è più nessun posto disponibile. Dato che anche l’aereo sarebbe stato, così come il treno, di mattina presto, decidiamo di andare in macchina. Ci faremo consigliare dal gentile Timur, il proprietario della guest house che ci ospita.

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Nella Città Russa ci sono diversi mausolei da visitare, il più importante dei quali si trova appena dopo una trafficata rotonda al cui centro c’è l’imponente Statua di Amir Timur. Si tratta del Mausoleo di Gur-E-Amir, dove si trovano le cripte del grande conquistatore e del nipote Ulugbek. Da fuori è sicuramente degno dell’ospite che vi riposa: la cupola scanalata color turchese costituisce un unicum rispetto a quanto visto fino ad ora. Ma è all’interno che si svela la magia: la profusione di oro e piastrelle finemente lavorate che ricoprono lo spazio interno lascia letteralmente a bocca aperta. Dietro al complesso funerario, nascosto dal muro che i russi hanno costruito per nascondere ai turisti il vero volto della città, si trova il piccolo Mausoleo di Ak-Saray, sicuramente meno affascinante ma meritevole di una breve visita.

Inizia a far caldo, anche se le temperature non sono minimamente paragonabili a quelle di Khiva e Bukhara. Decidiamo di tornare verso la Città Vecchia, e visitiamo il Registan, questa volta dall’interno. Il complesso è formato da tre scuole coraniche, la più importante delle quali è la Medressa di Ulugbek, che ospita una moschea. Le altre due sono la Medressa Sher Dor e la Medressa Tilla-Kari. Al loro interno, come di consueto, si trovano piccoli negozietti di artigianato ma anche anonime bancarelle di souvenir. Fortunatamente alle pareti sono esposte vecchie fotografie che mostrano lo stato di decadenza raggiunto da questo luogo all’inizio del Novecento, e quindi tutti i lavori di ristrutturazione portati avanti dai sovietici. Non ci sono pannelli esplicativi, se non qualche riga in uzbeko e russo, ma fa impressione notare la differenza con ciò che possiamo ammirare oggi. Il lungo viale pedonale Toshkent ci porta ad un altro gioiello, la gigantesca Moschea di Bibi-Khanym, costruita in onore di una delle mogli di Amir Timur. Ci stupiamo, e non poco: nelle foto appena viste si vedeva la facciata mezza crollata e invasa dalle erbacce, mentre adesso, a seguito di massicci restauri, la facciata si erge pulita verso il cielo. Forse troppo, quasi come se fosse finta. Di fronte, quasi adagiata su un prato, sorge il Mausoleo di Bibi-Khanym.
Imboccando nuovamente viale Toshkent incontriamo lo stradone Shahizinda, costruito distruggendo le piccole case e le strette viuzze del nucleo originario di Samarcanda. Qui sorge lo Shah-i-Zinda, un nascosto e suggestivo viale di mausolei ricoperti da sontuosi giochi di piastrelle bianche e blu. Tutto intorno si trova il cimitero della città, ed è piacevolmente strano passeggiare in questi luoghi di riposo eterno così differenti tra loro.

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Il giorno seguente è dedicato alla visita di Afrosiab, l’antica Samarcanda, la Marakanda già citata da Alessandro Magno. Prendiamo il taxi e ci facciamo lasciare all’Osservatorio di Ulugbek, che nell’antichità era un palazzo che serviva per l’osservazione dei corpi celesti e per lo studio del loro moto. Oggi rimane solamente la parte inferiore dell’enorme astrolabio fatto costruire dal nipote di Timur, ma si riesce comunque a capire la genialità di questo progetto. Il piccolo museo costruito a pochi passi di distanza ripercorre la storia della Via della Seta e dell’osservatorio: alcuni modellini mostrano il palazzo prima del crollo.
La zona è collinare, e su una di queste alture si trova la Tomba del Profeta veterotestamentario Daniele. La leggenda narra che il corpo continui a crescere, e infatti la tomba ha oramai raggiunto la lunghezza di 18 metri. Cerchiamo di non ridere, e scendiamo verso il piccolo fiume Siob, sulle cui sponde ci riposiamo prima di proseguire verso il Museo di Afrosiab. Si tratta di un sito archeologico poco interessante, se non fosse per il rinvenimento di un superbo affresco del VII secolo.

Tornando verso la Città Vecchia ci fermiamo al Bazar Siob, in cui ci perdiamo per un paio d’ore tra rivenditori di seta, banchi di frutta e verdura e sacchi pieni di spezie. Ne approfittiamo per fare gli ultimi regali, ma anche per goderci questo angolo della città, forse il più vero rispetto a ciò che abbiamo visto fino ad ora.
A cena ci fermiamo all’Art Cafe Norgis, dove dopo due giorni di the e biscotti torno ad assaggiare qualcosa di più sostanzioso anche io. Il posto è abbastanza turistico, ma è uno dei pochissimi ristoranti tra il Registan e la Moschea di Bibi-Khanym. Un ultimo giro con il buio verso Sua Maestà e torniamo alla guest house. Domani è il momento di riportare tutto a casa.

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Giorno 9: spostamento a Tashkent e rientro in Italia

Timur ci porta nella piazzetta antistante l’Osservatorio di Ulugbek, dove veniamo letteralmente assaliti da una trentina di taxisti che quotidianamente aspettano qualche turista diretto a Tashkent. Lasciamo la trattativa nelle sue mani, e subito scema l’interesse verso di noi. In compenso, Timur è accerchiato: aspetta pazientemente di capire qualcosa tra le urla, ogni tanto annuisce, ogni tanto dice qualcosa e qualcuno si allontana sconsolato. A un certo punto decide che il prezzo e la vettura di Telman facciano al caso nostro. Così, torniamo a recuperare i bagagli e iniziamo questo ultimo spostamento, 4 ore che dalle alture di Samarcanda ci riporteranno verso i pianori della capitale. E da lì fino a casa.

 

Clicca qui per vedere il video sul canale Youtube!

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