UZBEKISTAN low cost e fai da te: itinerario #1 tra Tashkent, Khiva e le fortezze del deserto

di Matteo Bellocchio

 

Quanto segue fa parte di una serie di articoli sull’Uzbekistan. Questi sono gli altri link:
UZBEKISTAN low cost e fai da te: 9 giorni con 1000 euro (tutto compreso)
UZBEKISTAN low cost e fai da te: itinerario #2 tra le medresse di Bukhara
UZBEKISTAN low cost e fai da te: itinerario #3 a Samarcanda, la città a lungo sognata

 

Le tre città principali della Via della Seta, per importanza storica, sono Samarcanda, Bukhara e Khiva. Con 9 giorni a disposizione, di cui 2 di viaggio, non si riesce ad inserire alcuna deviazione dal percorso classico. L’unica scelta possibile rimane la direzione del viaggio:

verso l’estremità più orientale, Khanbaliq, l’attuale Pechino già citata da Marco Polo, oppure verso Costantinopoli, crocevia più occidentale prima dei grandi traffici del Mediterraneo?

La scelta è ricaduta su una comodità logistica: abbiamo optato di partire da Khiva, la più lontana dall’aeroporto internazionale, e piano piano riavvicinarci, cercando, in questo modo, di ridurre al minimo ogni possibilità di perdere il volo di ritorno.

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Giorno 1: volo su Tashkent e giretto serale per il centro della capitale uzbeka

Arriviamo a Tashkent dopo le 21, e raggiungiamo l’albergo che sono già le 22 inoltrate. Decidiamo di non perdere tempo: ci facciamo chiamare un taxi e usciamo subito, facendoci lasciare al centralissimo Hotel Uzbekistan, al cui interno si trova un ufficio di cambio aperto tutta la notte. Da qui, giretto veloce per il Parco Amir Timur Maydoni, dove al centro sorge la statua del grande condottiero, simbolo posticcio del popolo uzbeko. Il parco è molto ben tenuto e pulito, ed è contorniato da maestosi edifici in stile sovietico, come ad esempio il Paradlar Alleyasi, sede del Senato. Il fiore all’occhiello è il Dom Forum, il palazzo dei congressi fortemente voluto dal presidente Karimov. Dal parco si irradiano diverse vie pedonali, tra cui la Sayilgoh, molto frequentata dalla gente del posto durante le passeggiate serali.

Essendo già tardi fatichiamo a trovare un locale aperto per poter cenare. In una delle vie perpendicolari, finalmente, ci sediamo ai tavolini del Broadway Lounge Bar, un ristorante turistico che serve deliziosi hamburger e kebab, che non potevamo non assaggiare. Pochi minuti dopo esserci accomodati, mentre sorseggiamo una meritata birra, si spengono tutte le luci e finiamo di cenare al buio. Pensiamo ad un modo di comunicarci di fare in fretta, oppure ad un guasto elettrico… ma le due sere successive avremmo capito la vera motivazione…

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Giorno 2: volo interno su Khiva e visita ai principali monumenti dell’Ichon-Qala

Altro giorno e altra levataccia. L’unico aereo per Urgench parte alle ore 07.40. Il taxi ci aspetta alle 6.20, e con un fuso ancora da smaltire significa svegliarsi alle 2.30 (ora italiana)!
Verso le 9.00 atterriamo nell’ovest dell’Uzbekistan e ci accorgiamo subito che fa già molto caldo. Nell’attesa dei bagagli conosciamo 3 italiane con una guida locale, Olamgir, che stanno facendo più o meno il nostro stesso giro. Fuori dall’aeroporto veniamo assaliti da decine di taxisti che ci propongono prezzi altissimi per portarci a Khiva. Durante la contrattazione, il buon Olamgir ci “offre” un passaggio sul loro pulmino, in cambio di una piccola somma per l’autista e per lui.

Dopo una mezzoretta iniziamo ad intravedere le mura di paglia e argilla. Veniamo lasciati alla Porta Occidentale, e zaini in spalla imbocchiamo Pahlavon Mahmud, la via principale che taglia in due l’Ichon-Qala, la città vecchia. Dopo un paio di soste per prendere l’acqua ci dirigiamo verso la Porta Orientale, nei cui pressi si trova l’Islambek Hotel presso cui alloggiamo. Lasciati giù i bagagli, andiamo subito a mangiare al Khorezm Art Restaurant, dove assaggiamo per la prima volta il famoso plov, il piatto tipico uzbeko composto da riso, uvette, carote, carne, e altri ingredienti che cambiano a seconda della zona.

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Sotto il sole, oramai allo zenit, e con la pancia piena (geni!) ci dirigiamo nuovamente verso la Porta Occidentale, per acquistare il biglietto cumulativo con il quale si possono visitare quasi tutti i punti di interesse della città. Il biglietto ha validità 2 giorni e costa 100000 som (poco più di 10€). Iniziamo subito dall’Ark, la fortezza che si trova subito sulla sinistra, dove a fianco di piccoli gioielli, come la Moschea Estiva e la Sala del Trono, si trovano piccoli musei senza senso, come la Zecca e lo Zindon, un simpatico cubicolo che vorrebbe, senza riuscirci, riprodurre le condizioni dei condannati a morte nella prigione. Di fronte sorge la prima di una lunga serie di medresse che accompagneranno il nostro viaggio. Si tratta della Medressa di Mohammed Rakhim Khan, al cui interno, come avremmo scoperto essere un classico, si trovano negozietti di artigianato autogestiti.
Tornando verso il centro ci fermiamo al fresco della Moschea Juma, al cui interno si trovano 218 colonne in legno. Il luogo è buio, ma tre piccole aperture creano dei giochi di luce molto affascinanti. Dopo altre 2 o 3 medresse visitiamo le serie di complessi di Allakuli Khan, tra cui l’antico Caravanserraglio, al cui interno si trova un bazar coperto molto ben organizzato. Quasi di fronte si trova il Palazzo Tosh-hovli, con un cortile interno ricoperto da una splendida decorazione a piastrelle. È quasi l’ora del crepuscolo, e ci arrampichiamo sul Minareto di Islom-Hoja per ammirare il tramonto sulla città.

Decidiamo di andare a cenare nella città vera e propria, abitata e frequentata dalle persone del posto. Dalla Porta Occidentale, costeggiando le mura, attraversiamo la trafficata Mustaqillik e ci accomodiamo al ristorante House of Shashlik (la Casa dello Spiedino). Appena seduti va via la luce in tutto il quartiere e scopriamo che vige una sorta di coprifuoco elettrico, fuori dall’Ichon-Qala, e quindi lontano dagli occhi dei turisti. Ciò non ci impedisce di gustare degli ottimi spiedini di carne alla griglia, sdraiati su un tapchan, i caratteristici tavoli ricoperti da tappeti che sembrano dei letti matrimoniali.

 

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Giorno 3: escursione nel deserto con visita a 3 fortezze difensive dell’antico Regno di Corasmia

Partenza verso le 9 per l’escursione alle fortezze dell’antico Regno di Corasmia, oggi deserto del Karakalpakstan. Decidiamo di fare il giro breve, che dura comunque 6/7 ore, e che comprende la visita di 3 siti, rispetto ai 7 previsti nel giro lungo (circa 10 ore). Dopo circa un’ora e mezza abbondante arriviamo vicino a Bo’ston, dove si trova la Kyzyl Qala, visibile già dalla strada. L’autista, il taciturno Zola, ci lascia a pochi metri dal breve sentiero che in pochi passi ci porta all’interno delle mura di fango, paglia e argilla, che un tempo proteggevano questa zona. Siamo all’estremità dell’antico Regno di Corasmia, e queste fortezze formavano una cintura difensiva contro gli invasori, attratti dal fertile terreno del delta del fiume Amu-Darya.
In una decina di minuti raggiungiamo anche la Toprak Qala, un’altra fortezza molto più grande della precedente. Anche qui l’autista ci lascia praticamente ai piedi dei bastioni. Arrampicandosi un po’ si riesce a farsi un’idea della maestosità che doveva avere all’epoca. Sono ancora visibili le mura perimetrali esterne, nonché le fondamenta degli alloggi dei soldati e dei magazzini dei viveri. Lo sguardo spazia sul verde dei campi di cotone: bisogna lavorare con la fantasia per immaginarsi come fosse 2000 anni fa, ai margini di immense distese di sabbia. Il sole è terribile, e il taciturno Zola ci informa, sicuramente controvoglia, che le temperature superano i 50 gradi. Il termometro della vettura non conferma, ma decidiamo di crederci.

Andiamo a mangiare sulle rive del lago Akhchakol, presso un turistico villaggio di jurte. Zola ci dice che possiamo fare il bagno prima di pranzo, ma la schiuma che chiazza l’acqua non ci invoglia e ci stendiamo sui tappeti disposti intorno al tavolo. Assaggiamo uno squisito pesce fritto di lago non meglio identificato, accompagnato da birre gelate. Ci godiamo ancora un po’ l’ombra della jurta e finito di pranzare ci rimettiamo in macchina contenti. Non avevamo idea di cosa ci aspettasse!

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Dopo pochi minuti il paesaggio inizia a cambiare, e il verde del cotone lascia il posto al giallo della sabbia. Siamo arrivati all’Ayaz Qala, la fortezza più imponente di quelle rimaste in piedi. L’aria condizionata non ci fa capire bene dove siamo finiti: non appena apriamo le portiere veniamo investiti da un ceffone di aria calda che ci fa boccheggiare. Il taciturno Zola ci lascia, sornione, nel punto più vicino per raggiungere la fortezza, che si trova a 30 minuti a piedi dalle mura, sotto un sole a picco. Ci chiediamo come mai questa fortezza non venga fatta per prima, invece che dopo pranzo, con la pancia piena e con la massima calura della giornata. Ma abbiamo capito che farsi troppe domande non serve. Mentre affondiamo con le scarpe nelle dune di sabbia, vediamo qualcosa muoversi nella desolazione e solitudine del deserto. Sono 4 cammelli che sbucano da una duna e proseguono indifferenti agli scocciatori. Dalla cima si gode una visuale senza ostacoli lungo tutto il deserto del Karakalpakstan. In circa due ore rientriamo a Khiva, e sfiniti collassiamo a letto per un pisolo pomeridiano.

Prima di cena sfruttiamo il biglietto cumulativo ancora valido e ci rechiamo all’Ark, dove saliamo sulla Torre di Guardia e sfruttiamo a pieno tutta la golden hour per ammirare affascinati il tramonto sulla città. La vista è splendida, nonostante le tante persone che affollano la piccola terrazza: cerchiamo di imprimerci per sempre nella memoria questo tripudio di gialli e arancioni che si riflettono sul turchese delle piastrelle e delle cupole di moschee e medresse.
Per cena decidiamo di uscire dalle mura, e recarci nuovamente nella città nuova. A pochi minuti di cammino raggiungiamo una ruota panoramica che ha visto tempi decisamente migliori, ai cui piedi si apre un bel parco pubblico affollato dalle persone del posto che si godono la frescura serale passeggiando con i bambini. Ci sediamo ai tavoli all’aperto del Steklashka Cafè Hookah Bar, suggeritoci dal taciturno Zola in uno dei suoi rari momenti di slancio verso di noi. Il locale ha un menu abbastanza ridotto, ma anche qui gli spiedini sono squisiti. Assaggiamo anche i sansa, delle specie di panzerotti ripieni di carne e verdure, e i manti, dei ravioloni cinesi ripieni, anche questi, della tipica carne speziata locale.

Prima di andare a dormire facciamo una passeggiata sopra alle mura, da cui possiamo godere di uno splendido cielo macchiato da miliardi di puntini bianchi. Sembra davvero che possa bastare alzare un braccio per prendere una stella… e non stiamo ancora sognando, è solo la realtà di questo angolo di mondo.

 

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