rosone cattedrale troia puglia foggia

TROIA: un equilibrista in bilico tra un passato glorioso e una scommessa da vincere [con VIDEO]

di Matteo Bellocchio

 

Questo articolo è stato scritto sul treno di ritorno dopo il press tour «I Murticill e i riti di Ognissanti», che, dal 29 ottobre al 3 novembre 2018, ci ha portato a spasso per Troia, Ascoli Satriano e Orsara di Puglia. L’evento è stato organizzato da Daunia Press Tour, un collettivo di seri professionisti costituito da Luca d’Andrea, Mariangela Mariani, Gianni di Bari e Francesco Quitadamo. A loro vanno i miei più sinceri complimenti per il lavoro svolto. Questi sono gli altri articoli correlati:
I Murticill e i riti di Ognissanti: un press tour a Troia, Orsara di Puglia e Ascoli Satriano
– Orsara di Puglia: il sincretismo tra sacro e profano dei Fucacoste e Cocce Priatorje (in arrivo la prossima settimana)

 

La leggenda parte da lontano e si collega direttamente ad Omero. Già, anche questa. Non faccio apposta, ma ovunque vada mi imbatto sempre nell’epica greca, così come raccontato nell’articolo «Campi Flegrei: da Cuma a Pozzuoli, guidati da Virgilio sulle orme di Enea». Ma non è difficile, soprattutto nel Sud Italia. Qui le tradizioni elleniche attecchirono grazie ai mercanti, coloni ante litteram, che dopo aver ottenuto l’egemonia sull’Egeo sbarcarono nel Mezzogiorno e capirono subito le enormi potenzialità di quello che poi, sotto il regime fascista, sarebbe diventato il granaio d’Italia. Ma siamo già al disastroso Novecento, raccontato negli articoli «Sulle strade di Peppino Di Vittorio: l’attualità del suo messaggio tra Kant ed emancipazione» e «L’influenza della povertà dei braccianti sulla moderna cucina dauna». Prima di arrivarci, bisogna tornare indietro di molti, molti secoli.

troia puglia foggia madonna albero

La leggenda fa risalire il nome della città direttamente a Diomede, che, quasi a rendere omaggio ai vinti, fonda il nucleo originario di Troia. Siamo verso la fine dell’Appennino, dove le rocce delle montagne lasciano spazio ai dolci declivi collinari. La strada sale lentamente, tra campi di grano a riposo e pale eoliche, tante, forse troppe, sempre in funzione. Troia nasce là, là in cima, lontana dai terreni insalubri e paludosi della pianura, arroccata mentre guarda i campi di grano e gli allevamenti di cavalli tipici del popolo dauno. La sua posizione viene sfruttata dai bizantini, che nel 1019 riescono a prendere il potere e a fortificare la città. Sono gli inizi dello sviluppo urbano nella tipica forma del borgo medievale, una mandorla costituita dalla via principale, già tracciato della via consolare, che come un grande fiume accoglie gli affluenti, fatti di stretti vicoli e viuzze ombrose che conducono alle mura cittadine.

Pochi anni dopo, nel 1022, il papa Benedetto VIII, con l’aiuto dell’imperatore Enrico II, riesce a battere il catapano Basilio Boioannes, e a far abbracciare alla popolazione il rito cattolico, al posto della scismatica ortodossia bizantina. Inizia così un’influenza molto forte del potere spirituale, suggellata dalla costruzione della Cattedrale di Troja. Già…

Troja, così come si chiamava prima che la “i” prendesse il sopravvento in iati e dittonghi sulla sorella maggiore “j”.

Non avrebbe comunque evitato l’assonanza con il mestiere più antico del mondo, ma perlomeno la grafia si sarebbe dissociata dalla fonetica, alleviando gli sbandamenti degli hashtag sui vari social, e mostrando più immagini della cittadina e meno di succinte signorine in bikini.

pale eoliche foggia puglia troia

La via consolare, l’Appia Traiana, che collegava Roma a Brindisi, ora è diventata Via Francigena, e conduce i pellegrini fino all’imbarco per la Terra Santa. Vie che uniscono, non solo nel corpo, ma anche nello spirito, come nel caso della Linea di San Michele, che, partendo dall’Irlanda arriva anch’essa in Israele, ad Haifa, passando da Mont Saint-Michel in Normandia, dalla Sacra di San Michele in Piemonte e dal santuario di San Michele Arcangelo, a Monte Sant’Angelo, situato a pochi chilometri da qui. Il territorio di Troia ne giova enormemente, per il continuo passaggio di viandanti ed eserciti, di merci e monete.

L’attaccamento al papa viene profondamente osteggiato durante lo splendore federiciano. La lotta per le investiture è finita da quasi un secolo, ma gli attriti tra potere temporale e potere spirituale non sono affatto sopiti. Non si raggiungeranno più episodi eclatanti come l’umiliazione di Canossa, ma la contrapposizione tra guelfi e ghibellini imperverserà ovunque per tutto il Basso Medioevo. Ma non qui, troppo attaccati a Roma per poter solo pensare di favorire l’imperatore. Per questo motivo lo Stupor Mundi fa distruggere gran parte del borgo medievale, punendo così i suoi abitanti troppo fedeli alla Chiesa. Sono da poco passati gli anni del grande sogno ierocratico di Innocenzo III, infrantosi contro gli scogli della modernità e definitivamente naufragato. La Chiesa tenta, non riuscendoci, di tenere il passo delle grandi monarchie nazionali, ma perde terreno, e perde terreni. Troia passa dapprima sotto il dominio aragonese, per venire poi assorbita dal Regno di Napoli e amministrata dalla ricca famiglia nobiliare d’Avalos, che ancora oggi presta il nome a negozi e ristoranti. Ma il declino è già iniziato: le politiche e le economie internazionali guardano di sfuggita a questo arretrato angolo di mondo, e il progresso e la modernità fanno fatica a penetrare la spessa coltre di nebbia di stampo feudale che caratterizzerà il regno borbonico fino al tardo XIX secolo. Oggi Troia si presenta in bilico,

un equilibrista che cerca di non cadere nel vuoto dell’anonimato, tenendo speranzosamente ben saldo il baricentro con la pertica del turismo, colto e raffinato come gli scrigni d’arte che si nascondono nella città.

È in bilico anche morfologicamente, nella Terra di Mezzo tra la valle del Cervaro e la valle del Celone, due fiumi che per secoli hanno reso il terreno molto fertile ma che ora assomigliano più a semplici torrentelli. È la conseguenza delle colture intensive, che nel Novecento hanno caratterizzato tutto il Tavoliere delle Puglie, non solo a livello produttivo ma anche e soprattutto a livello sociale. Abbiamo assistito a un monopolio del grano rispetto alla produzione ortofrutticola, il cui verde si fa fatica ad intravedere nel patchwork di gialli e marroni dei campi di grano a riposo. Solo allungando il collo, ogni tanto, si riescono a scorgere piccole distese di carciofi e cavoli, oppure lenzuola di viti e ulivi.

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Troia, anche architettonicamente, è l’immagine di queste contraddizioni. Le case nascondono, sotto la patina di modernità, le vecchie pietre che un tempo dovevano far assomigliare questa cittadina del sub-appennino dauno ai ben più famosi e turistici borghetti toscani e umbri. Questa anima, costituita da strati e strati di Storia, è nascosta sotto una passata di intonaco, magari gettato di malavoglia. Ma Troia è anche fatta di persone, all’inizio diffidenti, ma poi molto ospitali: gente che appena finisce di piovere esce di casa con un cartone in mano e si va a sedere sulla prima panchina libera,

perché la vita è lì e gli anziani lo sanno, alcuni si sono addirittura portati le sedie da casa per rimanere in strada ad ammirarla, proprio come al cinema.

Un vessillo che ci ricorda che il bello c’è, ce ne è anche tanto, basta solo cercarlo. Ma soprattutto volerlo.

 

Clicca qui per vedere il video sul canale Youtube!

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Ringrazio Darinka Montico per la citazione. Sei grande, presto recensirò il tuo libro su queste pagine! Per informazioni più utili rispetto a queste mere digressioni storiche, vi rimando ai blog delle mie colleghe. Troverete interessanti spunti su cosa vedere e dove mangiare. Vi lascio i link e vi ringrazio per essere arrivati fino a qui:
Autunno tra i borghi di Puglia: cosa vedere in Daunia, di Claudia Barbieri – Voce del verbo partire
Cosa Fare in Autunno sui Monti Dauni fra tradizioni e borghi, di Raffaella Martini – IngegnerErrante
Autunno in Puglia: sui Monti Dauni tra storia e tradizioni, di Veronica Meriggi – Oggi dove andiamo?
I riti di Ognissanti in provincia di Foggia: Monti Dauni da scoprire, di Simona Vespoli – Oltre le parole

4 pensieri riguardo “TROIA: un equilibrista in bilico tra un passato glorioso e una scommessa da vincere [con VIDEO]

  1. Quelle che tu chiami mere digressioni storiche sono state per me un vero viaggio nel tempo! Il tuo modo di raccontare questa esperienza è davvero unico. Ed è stato un vero piacere scoprire questo lato dei Monti Dauni a me sconosciuto insieme a tutti voi. corro a guardare il video e a fare subscribe! A presto TravelsTelling 😉

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  2. Grande Matteo! Sei riuscito a farmi rivivere questo tour da un’altra prospettiva e con una nuova emozione. Avessi avuto come insegnante uno come te, forse a scuola sarei riuscita ad apprezzare un pò di più storia! (e forse ora mi sentirei un pò meno ignorante nella materia!) Perchè sinceramente tutti quegli elenchi di date e nomi non mi hanno mai trasmesso niente, ma è da una vita che sogno qualcuno che la storia me la spieghi davvero, non solo come un freddo elenco di eventi, ma facendomi un bel quadro completo della società del tempo!

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