campo di papaveri nell'agro di cerignola

SULLE STRADE DI PEPPINO DI VITTORIO: l’attualità del suo messaggio tra Kant ed emancipazione

di Matteo Bellocchio

 

Questo articolo fa parte della trilogia sul blogtour a Cerignola, a cui ho partecipato dal 28 aprile al 3 maggio 2018. Questi sono gli altri due link:
SULLE STRADE DI PEPPINO DI VITTORIO: un #blogtour organizzato da #DauniaPressTour
– SULLE STRADE DI PEPPINO DI VITTORIO: l’influenza della povertà dei braccianti sulla cucina moderna dauna

 

A otto anni Giuseppe Di vittorio correva per i campi scacciando i corvi. Come tanti bambini, come noi quando, spensierati e con tutta la vita davanti, sudavamo felici. Ci bastava poco: un pallone, il sole e i nostri amici. Ma Peppino correva per altri motivi. Lavorava. Lavorava già a otto anni. Lavorava perché il padre era appena morto, e qualcuno doveva pur portare a casa un misero salario con cui mangiare. Il padre era morto di fatica, prestando servizio nei campi dei grandi latifondisti che possedevano i fertili terreni del Tavoliere delle Puglie. Orari massacranti, che tra spostamenti a piedi e raccolta del grano arrivavano anche a oltre venti ore al giorno.

Si svegliavano con il buio questi braccianti. Spesso dormivano alla masseria, lontano dal paese, per terra, in stanzoni polverosi o direttamente nelle stalle, su un sacco riempito di foglie di granturco o di paglia, o su pianali di pietra a due livelli.

La memoria richiama altri casermoni, ben più strazianti, che quarant’anni dopo avrebbero per sempre cambiato la nostra concezione del genere umano.

Con il buio si lavavano la faccia e si avviavano verso la tenuta. E lì iniziavano a lavorare, seguendo il ritmo delle stagioni e dei prodotti agricoli, fino a quando gli occhi vedevano. Da sole a sole, praticamente.

campi aridi del tavoliere

Il padre Michele viene a mancare e la mamma Rosa è costretta a questuare l’assunzione del figlio, presso i proprietari della masseria Durando-Cirillo a Orta Nova, gli stessi che si erano portati via il marito. Peppino non può più permettersi di essere un bambino: lascia la scuola ma non abbandona il suo block notes, su cui annota tutte le nuove parole che sente e di cui non conosce ancora il significato. L’animo è rovente e la curiosità lo spinge ad andare avanti, nonostante i soprusi a cui i deboli sono quotidianamente sottoposti.

Si forma in questo modo la sua coscienza sociale: parla direttamente alle classi bracciantili, al loro cuore, ma soprattutto alla loro mente. La sua, di mente, si apre a Lugano, nel 1914, quando è costretto alla fuga dall’Italia per evitare l’arresto. Ci rimane quasi un anno, e per lui costituirà la sua vera formazione. «Fu quello il mio liceo», racconta Di Vittorio al giornalista Felice Chilanti negli anni Cinquanta:

quando ho cominciato a studiare ho avuto la sensazione netta della mia ignoranza e della mia piccolezza; mi pareva che fra me e il mondo lussureggiante della cultura e dell’arte, del sapere, sorgesse un alto muro, una barriera che mi divideva da una specie di paradiso terrestre. E dopo aver ultimato lo studio di un libro mi pareva di essermi arrampicato lungo quel muro e di aver potuto dare uno sguardo a quel paradiso del sapere.

murales presso la cooperativa sociale pietra di scarto

Mentre ragiono sulla potenza ancora attuale del messaggio di Peppino, mi rimbombano in testa le parole di Kant, quando affermava che

l’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a sé stesso. Minorità è l’incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a sé stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto. Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!

Dubito che Peppino conoscesse gli scritti del filosofo tedesco, anche se oramai nulla mi stupirebbe più della sua voglia di apprendere, ma è indubbio che rilanci il motto dell’Illuminismo: SAPERE AUDE! È un messaggio di riscatto da una vita di soprusi e angherie, da un’asimmetria atavica tra padroni e braccianti, è un grido di denuncia verso lo schiavismo moderno. È un invito all’emancipazione dalla terra, a non togliersi il cappello di fronte ai ricchi, ad avere sete di conoscenza. E così, in questo paesino all’estremità meridionale del Tavoliere, negli stessi anni in cui un altro illustre cittadino di Cerignola, Nicola Zingarelli, compone la prima versione del Vocabolario Italiano, succede che i cafoni, come venivano chiamati da queste parti, si rechino regolarmente al Teatro Mercadante e leggano i giornali internazionali.

papavero con vigna sullo sfondo

L’impegno politico in difesa dei più deboli porta un giovanissimo Peppino a Minervino Murge, dove ricopre il suo primo incarico importante come direttore della Camera del Lavoro di questo borgo arroccato all’inizio dell’Alta Murgia. Lascia uno straordinario ricordo, tanto che dietro le immagini votive alla Madonna spesso erano nascosti i santini con il suo ritratto. Un rischio non indifferente nell’Italia fascistizzata di quegli anni, un motivo più che valido per finire alla forca:

quill ere u dDije nustre, Di Vittorje. Era brave, era brave assé!

Sfidano gli squadristi per perseguire la giustizia. Da Minervino Murge inizia la carriera di Di Vittorio: sindacalista, deputato, antifascista, combattente, partigiano, padre costituente, dirigente del più grande sindacato italiano, presidente della Federazione Sindacale Mondiale, fino a quando un infarto non se lo porta via, l’unico nemico che riesce a sconfiggerlo.

altro campo di papaveri

Prima dell’apogeo Peppino lotta contro le ingiustizie con tutte le sue forze, pagando a caro prezzo questa scomoda militanza. Nel 1921 viene incarcerato una prima volta a Lucera, con l’accusa di essere «pericoloso, sovversivo, comunista», come si legge sull’originale del documento di detenzione appeso ancora oggi nella sua cella. I fascisti gli impediscono di candidarsi a Cerignola, ma le idee sono a prova di proiettile, e la sua fama lo fa eleggere nella vicina Andria. Non è ancora avvenuta la marcia su Roma, né la svolta autoritaria del 3 gennaio 1925, e Di Vittorio, il deputato Di Vittorio, viene rilasciato. La notizia corre sulla bocca di tutti, e prima che Peppino riesca ad uscire da prigione, già una pioggia di papaveri rossi accompagna la speranza, che si espande a macchia d’olio. Cadono questi papaveri dalle finestre, dai balconi, passano di mano in mano:

sono i papaveri che infestano i campi e che vengono strappati durante il duro lavoro per i padroni, sono fiori che contraddicono il significato mitologico dell’oblio e che trasudano orgoglio e riscatto. Sono i fiori di Peppino.

terra che ha calpestato anche peppino

E mentre calpesto la terra arida che ricopre queste interminabili pianure, mentre percorro gli stessi sentieri che un secolo fa percorse Peppino, mentre guardo gli stessi ulivi che guardò anche lui, mentre il cielo mi ipnotizza, questo cielo pugliese, unico nel suo colore fiabesco, mi torna in mente il primo monito che Peppino ci ha lasciato, seppur ancora inconsapevolmente:

dopo aver seminato, ricordiamoci sempre di scacciare i corvi.

 

Un enorme grazie a Giovanni Rinaldi, storico e biografo di Di Vittorio. A lui devo l’accuratezza di quanto scritto e le fonti bibliografiche delle citazioni.

Questo articolo fa parte della trilogia sul blogtour a Cerignola, a cui ho partecipato dal 28 aprile al 3 maggio 2018. Questi sono gli altri due link:
SULLE STRADE DI PEPPINO DI VITTORIO: un #blogtour organizzato da #DauniaPressTour
– SULLE STRADE DI PEPPINO DI VITTORIO: l’influenza della povertà dei braccianti sulla cucina moderna dauna

One thought on “SULLE STRADE DI PEPPINO DI VITTORIO: l’attualità del suo messaggio tra Kant ed emancipazione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: