valentina con i bimbi del posto

MOZAMBICO: tre mesi in missione, tra il verde del mato e il rosso della terra

di Valentina Spelta

 

Guidato dal tuo profumo verso climi che incantano.

Ecco come incomincia la mia avventura di tre mesi in Mozambico: scartando un Bacio Perugina offerto dal Centro Missionario Diocesano di Lodi alla vigilia della mia partenza. Sono Valentina, ho trentatré anni e cinque anni fa, tra un cambio di lavoro ed un altro, ho deciso di fare un’esperienza in Africa. Ma stavolta un pochino più lunga rispetto alle solite due o tre settimane di ferie. Questo perché, appena incomincio ad ambientarmi e a prendere confidenza con la lingua, è già tempo di ripartire. Tornavo a casa piena di emozioni, di sorrisi e di avventure ma con una sensazione di incompletezza. Mi dicevo “chissà se fossi stata là qualche giorno in più…”.

Volevo saziarmi ancora di persone, di luoghi, di colori e di vita.

Ed ecco che arriva l’occasione di un periodo di stand-by lavorativo. Mi fiondo da Daniela, la segretaria e anima del Centro Missionario Diocesano di Lodi, e parliamo delle mete papabili. Prediligevo una meta francofona per le precedenti esperienze in Benin, ma il Mozambico, di colonia portoghese, ha attirato da subito la nostra attenzione. Grazie anche ad Elena, una laica che stava portando avanti da qualche anno un progetto di microcredito in loco: la persona giusta su cui potevo contare e che avevo già avuto modo di conoscere in altri incontri prima della sua partenza per questo Paese.

la terra rossa del mozambico

Arriva il giorno tanto atteso e durante i miei tre cambi d’aereo, da sola, sono stata assalita da pensieri e preoccupazioni. Poi giunge però quella fase che anticipa l’atterraggio, quando l’aereo inizia ad abbassarsi, ed è così che ho iniziato a pregustarmi il paesaggio: le formazioni rocciose che svettavano sulla rossa terra hanno dissolto tutti i dubbi.

Nampula è la classica grande città africana, con tanto traffico e tanta gente, ovunque e comunque… Sì, perché a qualsiasi orario c’è vita! Non la vita che intendiamo noi di passeggiare per le vie del centro e andare nei locali, ma la vita di tutti i giorni:

chi vende, chi compra, chi contratta nei mercati, per strada, con la merce di ogni genere stipata su qualsiasi mezzo di trasporto, con chi arriva dai villaggi e chi riparte.

Passo un paio di giorni in città, dove incomincio a orecchiare il portoghese e ad abituarmi a salire dalla parte giusta del passeggero, perché, nonostante sia una colonia portoghese, la guida è a destra dato che tutti i paesi confinanti sono un retaggio del Commonwealth. E poi finalmente il giorno tanto atteso, la partenza per la foresta:

e fu così che rimasi incantata dal mato mozambicano, ricco di baobab e macachi.

altra foto di valentina con i bimbi del posto

Arriviamo nella missione comboniana di Lurio-Chipene, a nord del paese, in quella che sarebbe stata la mia casa per i prossimi tre mesi, dove gli unici bianchi presenti sono i missionari… e io automaticamente per gli abitanti del posto divento la nuova suora. «Bomdia Irma!», mi salutano di buon mattino.

Non è il fare quello che ha occupato il mio tempo, ma la CONDIVISIONE.

Condividere i momenti con le ragazze dello studentato che fa parte della missione, andare nella foresta insieme a loro a raccogliere la legna per il fuoco o recarsi al pozzo più vicino a prendere l’acqua per lavarsi o cucinare. Condividere con le suore la pastorale nei vari villaggi della missione, condividere la capanna di una famiglia macua, dormire sul loro “letto” per la notte, gustare un pasto prelibato di polenta, fagioli e pollo per festeggiare l’ospite, dare un pochino di conforto gli ammalati del dispensario e scambiare quattro parole con gli infermieri spediti a lavorare in questa zona remota del mondo. E vivere con i propri occhi la realtà di ragazze che hanno buoni voti solo se portano qualcosa ai professori e che, nonostante gli anni di scuola, non sanno ancora parlare il portoghese o fare semplici operazioni, bambini denutriti, donne che per complicazioni del parto sono costrette a partire per l’ospedale attrezzato più vicino ad un’ora di macchina, su una strada sterrata piena di buche, con l’autista dell’unica ambulanza, se così si possa chiamare, che tante volte rimane senza benzina…

il mato mozambicano

La situazione economica politica in Mozambico è all’apparenza tranquilla, anche perché nei nostri telegiornali non se ne parla mai, ma al suo interno regna da sempre un conflitto tra i due partiti: la Frelimo, al potere ininterrottamente dal 1975, anno dell’indipendenza, e la Renamo, all’opposizione. Durante la mia permanenza ho avuto modo di assistere alle notizie locali di scontri nel centro del paese, a Beira soprattutto, seconda città per importanza economica e politica, tra i ribelli e le forze governative, in vista delle prossime elezioni politiche.

Ho vissuto invece, più da vicino, la contestazione per la campagna del progetto ProSavana: Brasile e Giappone si accaparrano i campi di umili contadini per l’insediamento dell’industria agro-alimentare, con il complice supporto del governo a caccia di soldi. A discapito dei più poveri, ovviamente. L’area interessata a questo dissennato progetto è proprio quella dove mi trovo. Chiesa e Organizzazioni cercano di divulgare tra la gente la gravità di questo pericolo, attraverso messe ed incontri. Come se non bastasse viene minacciato anche l’equilibrio agrario con la coltivazione di sola soia per l’esportazione!

baobab e strade mozambicane

Oggi, a distanza di cinque anni, tramite persone con cui son sempre rimasta in contatto, so che la situazione è solo peggiorata: moneta svalutata, inflazione alle stelle e prezzi sempre più alti. Vedrò questo cambiamento personalmente perché ad agosto tornerò per venti giorni…

e non da volontaria, ma con mio marito in viaggio di nozze! Una nuova esperienza tra mato e mare….

Eh già, perché non c’è solo foresta, ma anche storia e cultura, che troviamo all’Ilha de Moçambique. L’isola, patrimonio dell’Unesco, è collegata alla terraferma da un ponte e costituì la capitale del dominio portoghese, con palazzi in stile coloniale e la fortezza di Sao Sebastiao. A pochi chilometri di distanza, raggiungibili con le piccole imbarcazioni dhow, si trovano spiagge incontaminate dove semplici bungalow sono forniti dell’essenziale per godersi la natura e il mare cristallino.

Nel mio piccolo cerco di portare avanti tutto ciò che ho assimilato nella vita di tutti i giorni, per incentivare i ragazzi a queste esperienze che non cambiano la vita, ma sicuramente rendono più aperti verso l’altro e aiutano a sorridere un po’ di più!

 

Photo credit: Valentina Spelta

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