Lucia Miceli sul bordo di uno specchio d'acqua

LUCIA MICELI: il meridiano del giorno che non c’è

di Matteo Bellocchio

 

Dalla fine del mondo al giorno che non c’è, tagliando trasversalmente l’emisfero australe. Non più la nostra Stella Polare a far da guida, ma la Croce del Sud, la stessa che guidò Magellano cinquecento anni fa, o meglio ancora, la stessa che guidò la rotta della Beagle di Charles Darwin, del quale Lucia Miceli ripercorre le tappe a quasi due secoli di distanza. Ma più che alla storia, questa avventura strizza l’occhio alla letteratura.

Lucia è originaria di Lodi, ed è cresciuta nel quartiere San Fereolo. Un diploma allo scientifico e una laurea specialistica in Economia dell’Arte non le impediscono di coltivare la sua passione per il viaggio, tanto da riuscire a ritagliarsi regolarmente un weekend in coppia o con gli amici in giro per l’Europa, spesso a caccia di concerti musicali.
La svolta avviene, però, nel 2011, quando si trasferisce prima in Lussemburgo e poi a Milano, dove risiede tuttora, grazie all’assunzione in Amazon, in cui ricopre il ruolo di Marketing Manager. Due anni più tardi, festeggiando il traguardo dei trenta, iniziano le sue prime esperienze oltreoceano, in Brasile e negli States, fino all’avventura in solitaria di due settimane a spasso per il Costa Rica. Sarà proprio questa esperienza ad ispirarla, convincendola a prendersi un periodo di aspettativa per realizzare il suo più grande sogno: compiere un giro del mondo in 80 giorni. Complice un lavoro in una multinazionale, sicuramente più abituata a questi periodi di “pausa” rispetto alle realtà italiane, e grazie ad un capo ufficio lungimirante, che ha capito che viaggiare significa crescere, Lucia inizia a risparmiare e a progettare il viaggio che la porterà lungo i 40000 km della circonferenza terrestre, esattamente come Phileas Fogg con il fido Passepartout, ma rincorrendo il sole e non cercandone la nascita.
E anche in questo caso c’è di mezzo una scommessa: non con i membri del Reform Club, ma con sé stessa, con il suo lato assuefatto alla routine.

Uno schiaffo alla comfort zone, un’avventura per sentirsi viva e mettersi alla prova, come donna, come donna che viaggia, come donna che viaggia da sola.

Il ghiacciaio Perito Moreno nella Patagonia argentina

Lucia parte il 24 gennaio con un biglietto Round The World, che le consentirà di viaggiare in una sola direzione e con un massimo di 15 scali. Fa tesoro di una precedente esperienza lavorativa nel campo dell’organizzazione di eventi musicali per studiare la logistica del viaggio, anche e soprattutto per placare la naturale apprensione dei genitori. Decide di attraversare l’Atlantico con destinazione Sud America: Buenos Aires prima, e poi Ushuaia, la città abitata più a Sud del Mondo, capoluogo della Terra del Fuoco, ribattezzata così proprio dal navigatore portoghese. Si riparte poi verso Nord, verso la Patagonia, tra ghiacciai mormoranti e cascate assordanti, e poi alle Galapagos, in Ecuador, «l’unica meta certa», come ammette con gli occhi ancora lucidi dall’emozione. È già tempo di abbandonare l’America Latina, ma non prima di una tappa obbligata a Rapa Nui, l’isola abitata più remota del pianeta. Spiritualmente ed emotivamente toccante, i Moai hanno custodito questo paradiso in cui «le persone sono così accoglienti da farmi sentire subito a casa, come se fosse la cosa più normale essere qui nell’ombelico del mondo».

Lucia Miceli in spiaggia nella Polinesia Francese

Il passaggio a Tahiti nella Polinesia Francese fa da corridoio all’Oceania, ma prima c’è da vivere il giorno che non c’è, il 43° di questo viaggio. Esattamente all’opposto di Greenwich, lungo il tracciato del 180° meridiano, la linea internazionale del cambio di data è subdola per chi viaggia verso l’Asia, tanto da trarre in inganno anche il gentiluomo inglese ideato da Jules Verne. Lucia parte da Tahiti la mattina dell’8 marzo per atterrare dopo poche ore di volo a Auckland all’ora di pranzo del 9 marzo. «Ho perso un giorno? Sono più giovane di un giorno? Ho viaggiato nel futuro? – si chiede divertita – Quello che mi sono ripromessa, però, è di rifare prima o poi il giro al contrario per recuperarlo».

la great ocean road in australia

La Nuova Zelanda e l’Australia avviano l’avventura verso la fine, ma gli spazi aperti e la solitudine, il richiamo ancestrale della natura e la libertà che si respira lungo le interminabili strade deserte non riescono a far dimenticare l’imminente ritorno. Per la prima volta, infatti, Lucia deve fare i conti con la scarsa empatia creatasi con gli abitanti: «non ho trovato l’intimità toccata in Sudamerica – ricorda – forse perché qui, tra i tanti italiani incontrati, serpeggia una forte nostalgia dell’Italia».
Serve una camera di decompressione, e gli ultimi giorni Lucia visita Hong Kong, dove alloggia in una stanza-loculo, a stretto contatto con altre persone: un antidoto allo shock dell’impatto con il cemento prima di riabbracciare la sua metropoli.

tabellone dei voli aerei all'aeroporto di hong kong

Il 15 aprile, la vigilia di Pasqua, coincide con l’80° giorno. È la fine di questo viaggio, ma è anche l’inizio del prossimo, magari a spasso nell’antica Persia, oppure chissà dove.

Ma l’importante non è la meta, è lo scopo: c’è un giorno di vita da recuperare, ricordate?

 

Photo credit: Lucia Miceli.

Questo articolo è stato pubblicato sulla copia cartacea del quotidiano Il Cittadino in data 11/10/2017.

 

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