veduta dal castello della città

LUBIANA: romantica e sinuosa come il suo fiume

di Matteo Bellocchio

 

Lubiana ha la forma nel nome stesso, che in italiano viene però semplificato, togliendo d’impaccio la lingua dal torcersi ed accartocciarsi, come invece dovrebbe fare… Ljubljana, sinuosa come il suo fiume, un serpente di nome Ljubljanica, che scorre placido in mezzo a un centro storico che mantiene ancora una sua anima, autentica e nostalgicamente medievale, anche se caparbiamente incalzato dai palazzoni bianchi e grigi della modernità, che come un mostro sta fagocitando i caratteristici tetti rossi.

Ljubljana bacia il palato e accarezza la bocca… sarà forse per questo che etimologicamente il nome richiama la città dell’amore.

piazza presernev vista di sera

La parola si fa strada tra le labbra, così come il suo fiume si fa strada ai piedi della collina. Una morfologia a forma dell’ultima lettera, la meno usata e la più misteriosa, che come un movimento quasi circolare ritorna racchiusa da un’ansa al cui centro sorge la corona, il castello posto in cima, la possente fortezza dura come l’idioma, Grad, il simbolo della città, quasi lì posizionato per contrapporre la naturale funzione difensiva con la dolcezza del pianoro sottostante. Allo zenit svetta la bandiera slovena, abbarbicata tenacemente sul bastione settentrionale del castello e in balia del vento che soffia costantemente, accelerato dall’imbuto naturale della regione. Da qui, nelle giornate limpide, si vedono le Caravanche a nord e le Alpi Giulie a sud, e lo sguardo spazia su un terzo di tutta la Slovenia. Si nota la forma di catino, stretta com’è tra l’Adriatico, i rilievi montagnosi e l’altopiano dell’antica Pannonia, passaggio obbligato verso l’Oriente già dai tempi dei romani.

il castello di grad visto dalla città bassa

Il castello è stato completamente ristrutturato, ed è all’avanguardia da un punto di vista di interattività museale, anche se forse in alcuni punti il contrasto tra gli scampoli delle antiche mura e le nuove installazioni stride, e non poco. Ma nonostante questo riesce a mantenere qualcosa di antico, circondato da un silenzio difficile da trovare a pochi passi dal centro di una capitale europea. I fianchi della sua collina sono solo sporadicamente solcati da sentieri in terra battuta, che isolano questo angolo bucolico dal caos cittadino. I boschi e il verde che ricoprono i ripidi declivi ovattano i suoni provenienti dal basso, suoni che diventano via via più distinti a mano a mano che si scende, abbandonando il bosco e rientrando in città. Traffico, smog, clacson e motori, che però circumnavigano il centro storico, quasi completamente pedonale.

il lungofiume visto di sera con il castello in alto alla collina

Lungo il fiume si affacciano chiese barocche color pastello e palazzi dalle tonalità chiare, che richiamano un altro nome dato alla città, Bela Ljubljana… Evocativo per noi latini, la Bella Lubiana, anche se in realtà significa Lubiana la Bianca, caratterizzata da molti edifici della Sezession Wiennesse, retaggio del dominio asburgico prima, e di quello austro-ungarico poi, risalente fino a dopo la prima guerra mondiale.

Il lungofiume è cosparso dall’abbraccio dei due amanti, i due fianchi del serpente, che si guardano, si accarezzano e si toccano.

un'altra veduta del lungofiume di sera

Si toccano con i numerosi ponti che a intervalli regolari costituiscono un tutt’uno per i ristoranti e i pub diligentemente allineati, e che trovano il loro naturale punto di incontro in piazza Prešeren. Il bacio tra le due sponde è il Triplice Ponte, risalente al 1932, opera dell’architetto autoctono Jože Plečnik, autore tra l’altro della Biblioteca Nazionale ed universitaria, concepita per stupire il visitatore, dapprima avvolto dall’oscurità dei marmi neri all’ingresso, che piano piano lasciano lo spazio ai marmi bianchi dello scalone principale, simbolo della luce della conoscenza. Ma nei dintorni sorgono anche altre campate, più evocative, in stile epico wagneriano, come il Ponte dei Draghi, o più legate a un tempo perduto, come il Ponte dei Calzolai e dei Macellai. Oggi rimangono solo i nomi e le pietre, in stile art nouveau, tutte risalenti all’inizio del Novecento, quando la città venne colpita da un forte terremoto.

veduta dell'interno della cattedrale

Lubiana è oggi una città ricca, pulita, sicura, viva… un traino verso l’europeismo imperante preso come esempio dalle altre capitali balcaniche. Sperando che questo non contamini un’anima ancora pura, circoscritta, medievale e romantica.

 

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