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LE STANZE DELLA GRAFICA: una mostra di incisioni a Lodi – Carte d’arte 2018 [con VIDEO]

di Matteo Bellocchio

 

A Lodi è in corso una mostra di incisioni. Si chiama «Le Stanze della Grafica – III edizione», ed al suo interno contiene la XX edizione di un’altra mostra, «Carte d’arte», che ogni anno fa dialogare i più grandi artisti italiani ed internazionali in questo campo. L’incisione è una tecnica artistica molto particolare, affascinante ma snobbata dalla maggior parte delle persone che tendono a liquidare queste opere come semplici disegni. Ci assomigliano, è vero, ma non possiamo limitarci a guardare ma dobbiamo osservare. Ci accorgeremmo, in questo caso, che ai margini perimetrali della figura c’è il segno di uno schiacciamento del foglio. È l’impronta del torchio, che ha calpestato la carta per assorbirne l’essenza.

L’incisione è una tecnica antica, le cui origini risalgono al XVI secolo, quando Albrecht Dürer fece conoscere all’Europa rinascimentale l’importanza divulgativa di questa arte.

Grazie alla grafica, le opere degli artisti più importanti, come Michelangelo e Raffaello, poterono essere ammirate presso tutte le corti dell’epoca, dall’Inghilterra protestante della regina Elisabetta alla religiosissima Spagna di Filippo II, dalla sottovalutata corte di Ungheria alle numerose piccole signorie del nostro Paese. La storia dell’incisione è stata trattata in un’altra mostra, «L’immagine per inciso – Tecnica e linguaggi dell’incisione dalle origini al Novecento», tenutasi nel 2012 nello stesso spazio espositivo.

«Incidere» deriva dalla parola latina «cædere», e significa tagliare. Una lastra di zinco o di stagno viene incisa, e il solco così creato viene successivamente riempito con dell’inchiostro. Sulla lastrina viene adagiato un foglio di carta, e insieme vengono pressati sotto un torchio. Grazie a questo passaggio, l’inchiostro rimane impresso sul foglio mostrando il disegno eseguito in origine (i passaggi dall’inchiostratura alla stampa sono visibili nel video). Questa incisione può avvenire sia direttamente, quindi tramite l’utilizzo di un bulino, oppure indirettamente, lasciando all’azione corrosiva di un acido il compito di penetrare nella lastra, più o meno in profondità a seconda del tempo di morsura. La difficoltà sta proprio in questo: calibrare il segno in base alla scala di grigi che si vuole far uscire sul foglio. Si lavora su un pezzo di metallo, cercando di immaginarsi il risultato finale, per di più al contrario, in quanto la stampa crea un’immagine speculare rispetto al materiale sorgente.

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L’esposizione giunge quest’anno alla terza edizione e propone un ideale viaggio nella grafica d’arte a partire dalla riflessione su alcuni significativi testimoni della contemporaneità.

La prima sezione vede la partecipazione di:

  • Dario Del Pin, un artista originario di Gorizia, la cui opera si concentra sulla terra e sulle sue origini. La sua produzione artistica è un canto triste, drammatico, riflessivo, rivolto ai suoi antenati, a chi ha saputo vivere quotidianamente della fatica dei lavori umili, a chi ha messo le barche in secca, a chi ha abbandonato le scarpe fuori dall’uscio nei freddi inverni friulani;
  • Raffaello Margheri, fiorentino di nascita ma trapiantato a Bologna. Tutto il paesaggio tosco-emiliano è parte fondamentale delle sue incisioni e del suo linguaggio. Anche le nature morte trovano spazio, e si presentano come raffigurazioni nitide, misurate e composte, in cui domina l’equilibrio;
  • Laura Stor, nata a Trieste ma da molto tempo trasferitasi a Roma. È una grande sperimentatrice, non solo perché le sue lastre spaziano moltissimo dai piccoli ai grandi formati, ma soprattutto perché usa un variegato ventaglio di tecniche incisorie;
  • Nicola Villa, il più giovane e con il linguaggio più contemporaneo. Le sue opere cercano di sondare la solitudine che paradossalmente tutti noi proviamo in questo mondo sovrappopolato. I suoi lavori si propongono di indagare lo spazio urbano e le relative dinamiche sociali, stigmatizzando le difficoltà e le fatiche delle relazioni tra le persone.

La seconda sezione rende omaggio alla figura di Franco Sciardelli (1933-2015), editore e stampatore nella Milano del secondo Novecento. Così parlavano del suo studio:

da quella stamperia, frequentata dal fiore degli artisti italiani, sono usciti tantissimi fogli di acqueforti, i cui risultati, molte volte, erano, in buona parte, frutto della sapienza e dei suggerimenti di Sciardelli. Non tutti gli artisti, anche se buoni artisti, sono acquafortisti…

La terza sezione presenta l’Associazione Milano PrintMakers, una realtà che tiene viva l‘antica tradizione dell’arte incisoria, sperimentando le possibili contaminazioni di nuove esperienze artistiche e delle moderne tecnologie. A questa realtà si deve non solo la possibilità di ammirare le opere di giovani e promettenti artisti italiani, ma anche l’opportunità di godere delle «ukiyoe», le famose incisioni giapponesi, le immagini del mondo fluttuante, quell’universo lontano dalle grandi aristocrazie dei signori feudali ma imbevuto della vita del popolino. Gli artisti visitabili in mostra portano i nomi di Utamaro, Hiroshige, Kuniyoshi e l’iconico Hokusai, che ci regala la famosissima «Grande Onda» conosciuta in tutto il mondo.

 

Clicca qui per vedere il video sul canale Youtube!

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Clicca qui per vedere il video sul canale Youtube!

 

Per maggiori informazioni sulla mostra lascio questi due link dal sito dell’Associazione Monsignor Quartieri, organizzatrice e curatrice della mostra:
Le Stanze della Grafica d’Arte – III edizione
Eventi collaterali – Le Stanze della Grafica (2018)

 

Photo credit: Associazione Monsignor Luciano Quartieri, Wikipedia

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