Isola di pasqua rapa nui viaggio autonomia consigli

ISOLA DI PASQUA: itinerario di 5 giorni a Rapa Nui (giorno #3)

di Matteo Bellocchio

 

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Questo articolo fa parte della serie sull’Isola di Pasqua. Questi sono gli altri link:
ISOLA DI PASQUA: una canzone dalla fine del mondo, guardando l’infinito alle spalle dei moai
ISOLA DI PASQUA: itinerario di 5 giorni a Rapa Nui (giorno #1 e #2)
ISOLA DI PASQUA: itinerario di 5 giorni a Rapa Nui (giorno #4 e #5)

 

Giorno 3 – In giro per l’isola con Mito

Il giorno prima, chiedendo a Monique, il nostro anfitrione al Kaimana Inn, veniamo a sapere che un suo cugino (!) di nome Mito (!!), porta in giro gli ospiti della struttura facendo vedere loro i luoghi più importanti e quelle meno frequentati di tutta Rapa Nui. Mito è un musicista e un attore, almeno stando a quello che ci racconta. Fatto sta che, a tracolla, si porta un piccolo banjo con cui ci accompagnerà per tutta la giornata. Prima tappa: supermercato, da cui esce contento con una dozzina di lattine di birra fresca. Partiamo poi verso Ahu Vinapu, un luogo unico nel suo genere. La leggenda narra che questa Ahu (la piattaforma su cui venivano posizionati i moai) sia stata costruita dagli inca: un imperatore partì verso le isole polinesiane per scoprire il proprio passato ancestrale. Giunto a Rapa Nui capì di essere arrivato nel posto giusto. Decise quindi di far costruire dagli indigeni l’Ahu e di erigere i moai, in una perfetta fusione tra le due ataviche culture.

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Proseguiamo sulla strada che costeggia il versante orientale dell’isola. Dopo pochi chilometri, e tanti cavalli selvaggi schivati per pochissimo, giungiamo ad un altro punto di interesse. Akahanga era il villaggio più importante di Rapa Nui, in quanto residenza di Hotu Matua. Il re viveva in una grotta con i suoi figli, e da qui controllava tutti gli abitanti, che nell’epoca di massimo splendore arrivarono a quasi 3000 (su un’intera popolazione di circa 30000).

Dopo una canzone scritta apposta da Mito, e qualche foto alle nere scogliere che caratterizzano il sito archeologico, partiamo alla volta del famoso Rano Raraku, la fabbrica dei moai. Le pareti di questo vulcano furono la miniera da cui gli abitanti scolpivano le statue per poi estrarle. Alcune superavano i 20 metri di altezza e pesavano oltre 80 tonnellate. Le statue venivano poi immesse in una strada, chiamata Te Ara O Te Moai, e da qui raggiungevano le varie parti dell’isola. I moai erano i difensori delle tribù: dagli occhi traevano il mana, l’energia vitale, mentre dai capelli, scolpiti utilizzando un altro tipo di roccia, derivava la forza. Già rimaniamo estasiati guardando i cavalli abbeverarsi nel lago che si è creato nella conca del vulcano, ma la vera meraviglia è la distesa di questi monoliti abbandonati a causa dello scoppio delle guerre civili.

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Dal versante che punta verso l’alba scorgiamo Tongariki, ovvero il calendario per i rapanuensi. Trenta giorni nel mese, trenta statue, posizionate in ordine crescente di altezza, dalla più piccola alla più grande. Proprio questa funzione determinò la loro integrità durante la guerra dei clan. Dove non arrivò l’uomo, però, arrivò la natura: nel 1960 uno spaventoso terremoto in Cile provocò una ondata di tsunami che coprì l’intera vallata. Rimasero intatte solo 15 statue, che poi furono riposizionate sull’Ahu. Le altre 15 giacciono per terra, alcune intere, altre in tanti pezzi, sparsi per chilometri nell’entroterra.

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Dopo tanta cultura (!) è giunto il momento del relax. Arriviamo così a lei, ad Anakena la bianca: è la più grande spiaggia dell’isola. È stato il luogo del primo sbarco di polinesiani che poi avrebbero fondato la società di Rapa Nui. È composta da sabbia finissima, contorniata da un bel palmeto e protetta da un Ahu con diversi Moai. Spiaggia caraibica e acqua pulitissima… Questa isola sta continuando a riservare una sorpresa dopo l’altra. Mentre ci godiamo le onde e il sole, Mito prepara sui tavoli di legno, all’ombra delle alte palme, un pranzo tradizionale, che culmina con un’altra deliziosa porzione di ceviche.

Quando rientriamo in città decidiamo di noleggiare un’automobile, in modo da goderci l’ultimo giorno in totale autonomia.

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