il canyon vicino a vik

ISLANDA d’inverno: itinerario di 7 giorni, 1800 km tra bufere di neve e raffiche di vento

di Matteo Bellocchio

 

Questo articolo fa parte della trilogia sull’Islanda. Questi sono gli altri due link:
ISLANDA d’inverno: 7 giorni, in due, con 700 euro a testa
ISLANDA d’inverno: il richiamo ancestrale di Madre Natura

 

Quanto segue è un contenuto diverso dal taglio che sono solito dare agli altri articoli. È l’itinerario che abbiamo seguito durante la visita dell’Islanda sud-occidentale, dal 20 al 28 febbraio. Con soli sette giorni di tempo abbiamo evitato di pianificare il giro completo della Ring Road, a causa del tempo instabile. La scelta si è rivelato saggia perché siamo stati tempestati da bufere di neve, raffiche di vento e tanta tanta pioggia.

Giorno 1 – Arrivo e sistemazione ad Hafnarfjordur

Arrivo sull’isola e sistemazione ad Hafnarfjordur, un anonimo paesino suburbano costituito da capannoni e prefabbricati, a sette chilometri dalla capitale.

Giorno 2 – Dalla penisola di Reykjanes a Þingvellir

L’Islanda ci ha accolto con una forte bufera di vento che ha comportato la chiusura di tutte le strade nel sud dell’isola. A metà mattinata hanno riaperto la viabilità verso l’aeroporto. Abbiamo quindi modificato il programma, che inizialmente prevedeva tutto il Golden Circle, decidendo di percorrere perimetralmente tutta la penisola di Reykjanes, caratterizzata da fumanti sbuffi sulfurei e da spiagge battute dal vento.
Abbiamo poi puntato verso nord, quando la situazione stradale, monitorata costantemente su www.road.is, sembrava in miglioramento. Ci siamo recati al Parco Nazionale di Þingvellir, dove la placca tettonica euroasiatica si sta lentamente scostando dalla placca nordamericana, creando una serie di spaccature nel terreno molto caratteristiche. Il luogo venne scelto nel corso del X e XI secolo come sede dell’Alþing, la prima assemblea parlamentare islandese.
Sulla strada del ritorno ci siamo fermati a visitare il cratere del vulcano Kerið, che ospita un laghetto completamente ghiacciato.

itinerario del giorno 2

Giorno 3 – Da Seljalandsfoss a Vìk

Giornata inizialmente dedicata alle cascate del sud, che nel tragitto dagli altopiani centrali inciampano nelle antiche scogliere, ora molto distanti dal mare. La prima che abbiamo visitato è stata Seljalandsfoss, visibile già dalla strada grazie allo spettacolare salto di 60 metri. Il sentiero che passa alle spalle del getto d’acqua era inagibile perché completamente ghiacciato. A qualche centinaio di passi di distanza si trova la sorella minore Gljúfrabúi, meno turistica ma sicuramente meritevole, dato che si lancia all’interno di una grotta.
La seconda tappa è stata la vicina Skogafoss, un’altra spettacolare cascata lungo la Ring Road. Con un breve sentiero di circa 400 scalini è possibile raggiungere la cima e risalire il corso del fiume Skógaá. In caso di bel tempo le gocce d’acqua vaporizzate creano uno splendido arcobaleno che fa da corona alla cascata.
A pochi chilometri si trova la spiaggia di Solheimasandur, diventata famosa in seguito all’incidente aereo del 1973, in cui un piccolo bimotore fu costretto ad un atterraggio di emergenza. La fusoliera è ancora in loco ed è molto suggestiva. Si raggiunge soltanto a piedi: calcolate tra andata e ritorno un paio d’ore lungo un sentiero battuto dal vento, senza alcun riparo dove poter prender fiato.
Prima di fermarci a Vìk abbiamo visitato le scogliere di Dyrhólaey, caratterizzate da scenografici faraglioni da un lato e la lunga spiaggia nera di Reynisfjara dall’altro.

itinerario del giorno 3

Giorno 4 – Da Vìk a Jökulsárlón

Prima di lasciare Vìk siamo andati alla famosa spiaggia nera di Reynisfjara. La potenza dell’Oceano Atlantico è impressionante, ed il rumore delle onde è quasi assordante. La spiaggia si estende fino alle scogliere di Dyrhólaey e a un lato si sono formate delle colonne di basalto, puntualmente prese d’assalto dai molti curiosi che ci sono.
Ci siamo poi avviati verso est, nonostante la forte pioggia che ci ha accompagnato per tutto il giorno. La seconda tappa è stata il canyon di Fjaðrárgljúfur, un punto di interesse stranamente sottovalutato dai percorsi turistici. Scavato dalla caparbietà del fiume Fjaðrá, il canyon è facilmente raggiungibile a piedi.
La destinazione finale giornaliera, prima di ritornare verso Kirkjubæjarklaustur, è stata la laguna glaciale di Jökulsárlón, dove gli iceberg si staccano dalla lingua del ghiacciaio Vatnajökull e galleggiano anche per anni prima di trovare la via del mare. Purtroppo la giornata è stata inclemente, e la forte pioggia non ci ha permesso neppure di vedere l’inizio della laguna.

itinerario del giorno 4

Giorno 5 – Da Kirkjubæjarklaustur a Borgarnes

Giornata dedicata all’avvicinamento alla parte occidentale dell’isola, con l’obiettivo di recuperare quanto non visto il secondo giorno a causa della bufera. Dopo essere partiti ci siamo fermati velocemente a Foss a Sidu, una fattoria sorta ai piedi di un dirupo dal quale si gettano due piccole cascate molto scenografiche.
La seconda tappa è stata Sólheimajökull, la lingua meridionale del ghiacciaio di Mýrdalsjökull. Si raggiunge facilmente con una passeggiata di una quindicina di minuti, arrivando a ridosso dell’impressionante spettacolo costituito dalla neve.
Sulla strada verso la parte più settentrionale del Golden Circle abbiamo scattato un paio di fotografie al famigerato vulcano Eyjafjallajökul, che nel 2010 ci bloccò a Parigi. Abbiamo poi puntato sulla cascata Gullfoss, la più impressionante di tutte, a causa dell’enorme portata d’acqua. La strada è molto bella perché si lascia la zona costiera per incunearsi nell’entroterra, dove i panorami sono completamente diversi. Vicino a questo punto di interesse si trova il parco geotermale Geysir. Un tempo re di tutti i geyser, tanto da dare il nome a questo fenomeno, oggi è solo una delle tante pozze ribollenti della zona. In compenso a pochi metri di distanza si trova Stokkur, che con cadenza regolare sputa getti d’acqua alti qualche metro ogni 10/15 minuti.

itinerario del giorno 5

Giorno 6 – La penisola di Snæfellsnes

Vento. E pioggia. E ancora tanta strada in mezzo al nulla, dentro una natura a tratti incontaminata e desolata. Puntiamo verso nord e la prima tappa è Stykkishólmur, un piccolo paesino di pescatori incastonato all’estremità di un corto fiordo attanagliato dal gelo. Merita una visita l’isoletta di Súgandisey, raggiungibile in macchina dal porticciolo. Salendo a piedi sulla collinetta del faro si gode un’ottima vista sull’entroterra da un lato e sui fiordi occidentali dall’altro.
Abbiamo poi percorso tutta la strada costiera della penisola, fermandoci poco dopo Grundarfjörður per ammirare l’isolata montagna di Kirkjufell, perfettamente simmetrica se vista dal parcheggio delle piccole cascate Kirkjufellsfoss. Merita sicuramente una fotografia e una passeggiata nel silenzio della zona, pressoché disabitata.
La strada 574 ci ha fatto costeggiare perimetralmente il Parco Nazionale di Snaefellsjoekull, al cui centro spicca il vulcano Snæfellsjökull, che oltre a dare il nome alla penisola è stato il punto di inizio del viaggio verso il centro della Terra di Jules Verne. L’idea era quella di fermarci a visitare la spiaggia di Djúpalónssandur, ma abbiamo dovuto recedere dai nostri propositi a causa delle pessime condizioni meteorologiche.
Abbiamo quindi proseguito fino alla famosissima chiesa nera di Búðakirkja, per poi fermarci a Ytri Tunga, una piccola spiaggetta dove, se fortunati, si possono avvistare le foche.

itinerario del giorno 6

Giorno 7 – Reykjavík

Giornata totalmente dedicata a visitare la capitale. Siamo passati subito da Hallgrímskirkja, la famosa chiesa simbolo di Reykjavík. Abbiamo trovato un parcheggio gratuito nelle vicinanze ed perlustrato il centro della città, che si snoda dal laghetto Tjornin fino alla zona del vecchio porto, passando per il Ráðhús, la sede municipale adibita a centro visitatori, l’Alþingishúsið, sede del parlamento e la confinante cattedrale Dómkirkjan.
Dal porto, dove si può ammirare la futuristica Harpa, luogo adibito ai concerti musicali, abbiamo passeggiato fino a Þúfa, una barriera artificiale a difesa del porto da cui si gode un bel panorama di Reykjavík. Tornando alla macchina ci siamo fermati a Sólfarið, una scultura sul trafficato lungomare rappresentante una nave vichinga, realizzata nel 1990 dall’artista islandese Jón Gunnar Árnason.
Sul tragitto verso l’ostello siamo passati del residenziale quartiere Laugardalur, dove ricche villette sono immerse nel verde dei parchi pubblici. L’ultima tappa è stata la collina di Öskjuhlíð, da cui si gode un panorama completo su tutta la città.

itinerario del giorno 2

Giorno 8 – da Reykjavík a Garður

Oggi saremmo dovuti andare a Bláa Lónið, la famosissima laguna geotermale, ma un errore in fase di prenotazione ci ha scombussolato i piani. Complice finalmente una bella giornata, abbiamo deciso di ritornare a Reykjavík. Siamo andati subito ai giardini botanici Grasagarður, anche se molto spogli durante la stagione invernale.
Abbiamo puntato poi su Seltjarnarnes, una piccola penisoletta vicino alla capitale, alla cui estremità si trova l’isola Grótta, caratterizzata da uno scenografico faro. L’aria è intrisa dell’odore del mare e la spiaggia sabbiosa è cosparsa da conchiglie e alghe.
Ci siamo poi avvicinati verso l’aeroporto, passando per Reykjanesbær, un anonimo territorio urbano sorto dall’unione di Keflavík e Njarðvík. A pochi chilometri di distanza si trova Garður, un paesino di pescatori all’estremità settentrionale della penisola. Il doppio faro che sorge sulla punta merita sicuramente una visita, mentre si inganna il tempo di attesa dell’aereo.

itinerario del giorno 2

 

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