l'altopiano caucasico armeno

GYUMRI e l’Armenia: la resilienza endemica di un popolo costretto a soffrire

di Melagrana

Gyumri è la seconda città dell’Armenia. Si trova a 1600 metri sopra il livello del mare, ma non ce ne si accorge, che qui è tutto altipiano. Caucasico, of course.

Ha una storia lunga e gloriosa, risalente al IX secolo avanti Cristo. Un tempo strada di commercio, piazza del primo mercato del Paese, crocevia di popoli e culture, è forse per questo che il primo teatro dell’opera armeno è sorto qui. In effetti, non le sarebbe mancato nulla per essere proclamata capitale, non fosse che il confine con la Turchia – chiuso e sigillatissimo – distante soli sette chilometri ha giocato decisamente a suo sfavore.

altra vista dell'altopiano armeno

Insomma, quasi tutto bene fino al 7 dicembre 1988, quando un enorme terremoto la rade al suolo. A quell’epoca a Gyumri abitavano 250.000 persone, il terremoto ha fatto oltre 40.000 vittime. Tantissimi altri se ne sono andati negli anni immediatamente successivi, spesso per non tornare più. Oggi, qui, vivono poco più di 120.000 persone. All’indomani della scossa principale la città era polverizzata.

Vista l’emergenza, per la prima volta l’URSS ha concesso l’apertura ad aiuti stranieri, promettendo che in due anni tutto sarebbe tornato come prima. Così non fu, ovviamente. Al contrario, due anni dopo è stata l’URSS, a collassare. Proprio come Gyumri.

Ne sono seguiti anni terribili, con inverni glaciali senza corrente elettrica, disponibile solo per un’ora, e di notte. Le famiglie si addormentavano con la televisione e la luce accesa per svegliarsi al momento giusto e ottimizzare quei sessanta preziosissimi minuti. Non erano disponibili né gas, né cibo, se non in ridottissime quantità.

3-gyumri-retaggio sovietico

Ho chiesto dieci volte ai miei colleghi se siano sempre rimasti qui in quegli anni: sì, ci sono rimasti. «Avevo dieci anni e faceva freddo ad andare a scuola. Studiare era impossibile» mi dicono sospiranti.

Non ho bisogno di molto altro per realizzare la resilienza endemica di un popolo, per di più di montagna.

L’Armenia è riconosciuto per essere il primo Paese cristiano al mondo. Non è difficile immaginare l’ammontare di chiese e monasteri di cui tutto il territorio è cosparso. Ecco, il terremoto non ha tirato giù nessuno di questi perché, all’epoca, si costruiva con criteri antisismici anche piuttosto intuitivi ma efficaci, a quanto sembra. Volere è potere, da sempre.

4-gyumri-altopiano2

Ne è una prova il monastero di Marmashen, che visitiamo. Costruito nel X secolo è ancora perfettamente intatto e custode di innumerevoli storie, leggende, tradizioni. È molto isolato, ed è stato costruito secondo i criteri della tradizione monacale armena: accessibile solo da una via, protetto il più possibile da elementi naturali, vicino all’acqua. In effetti Marmashen si trova nel fondo di una valle raggiungibile da un’unica strada sterrata. Gli immensi prati, gli alberi da frutto, il fiume che scorre a qualche decina di metri ne fanno a tutt’oggi meta prediletta per i picnic della domenica.

In Armenia ho mangiato frutta eccezionale. Non per niente le loro specialità sono degli ottimi cioccolatini fondenti ripieni di frutta e frutta secca. Provare per credere, soprattutto se si apprezzano prugne e albicocche. Il cibo è ottimo, sano e vario. Le montagne e la latitudine danno sapore perfino alle erbe di campo, mentre le tecniche tradizionali e le limitate risorse energetiche aguzzano l’ingegno: di conseguenza in Armenia si riesce a mangiare anche un gustosissimo formaggio che non puzza e non necessita di frigorifero. Mah!

la fortezza di gyumri

Il retaggio sovietico è ancora ben presente. I soldati russi continuano a “proteggere” i confini dell’ormai piccola Armenia, che una volta sognava di estendersi tra i due mari, il Mar Caspio e il Mar Nero. Oggi si fatica a collocarla sulla mappa e, il più delle volte, si tende a confonderla con la vicina Georgia. Scopro così che sono ormai molti di più i cittadini armeni sparsi nel mondo che quelli rimasti: Francia, Mosca, Los Angeles. “Los Angeles è armena!” mi dicono. Sorrido.

 

La storia recente si percepisce anche nelle inconfondibili architetture, nelle dimensioni degli spazi (la mia camera di un albergo semplice credo fosse di 70mq!), nel fatto che il russo è insegnato a scuola ben prima dell’inglese e a partire dalla prima elementare. Non c’è scampo che le informazioni sui fatti del mondo arrivino da lì.

le lada, tipi di vetture sempre presenti

Dopo poco troppo tempo è già ora di tornare. Una Lada mi aspetta fuori dall’albergo, direzione aeroporto di Yerevan. Autostrada disponibile a tratti. A occhio nudo, direi che le Lada sono ancora almeno la metà del parco macchine del Paese. Mi sembra un po’ di stare in un film e raramente mi sono sentita così lontana da casa. Sarà la stanchezza e l’impossibilità di capire almeno una parola, di non sapere leggere nemmeno una lettera.

Ciò nonostante, non riesco a dormire, penso che una notte così buia e una stellata così limpida siano merce rara nella nostra Europa dell’Ovest.

Anche per questo credo tornerò: la natura, la semplicità, gli spazi, i sapori, mi hanno conquistata. Definitivamente.

 

Photo credit: Melagrana

 

 

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