jerash giordania fai da te itinerario low cost

GIORDANIA low cost e fai da te: itinerario #1 a Jerash, passeggiando tra le antiche vestigia romane (con VIDEO)

di Matteo Bellocchio

 

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 Questo articolo fa parte della serie sulla Giordania. Questi sono gli altri link:

 

Sette giorni. Solo sette giorni per vedere tantissime cose. Il primo problema è stato l’itinerario.

Come conciliare la voglia di visitare il più possibile e l’esigenza di vivere con calma per assaporare le persone ed i luoghi?

Abbiamo proceduto per sottrazione, partendo dalle tappe obbligatorie, quelle per le quali abbiamo deciso di visitare questo straordinario Paese. Siamo stati subito tutti concordi di fare un giorno intero, compreso il pernottamento, nel deserto del Wadi Rum, e di dedicare due giorni a Petra, includendo una sera per l’ingresso a Petra by Night. Rimanevano 4 giorni a disposizione, di cui il primo in cui, oltre alla sveglia presto, ci avrebbe riservato il viaggio in aereo. Abbiamo così deciso di programmare un breve spostamento fino a Jerash, e lasciare al secondo giorno il lungo tragitto dal Nord al profondo Sud. Dopo Petra ci aspettava la risalita verso Amman, a cui abbiamo riservato un’altra giornata. Arriviamo così al giorno antecedente la partenza, che nelle intenzioni della favola sarebbe stato interamente dedicato alla visita della capitale. Ma qualcosa è andato storto… Fortunatamente…

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GIORNO 1 – Arrivo in Giordania e visita del sito archeologico di Jerash

La sveglia è presto. Troppo presto. Alle 3.25 di notte mi passano a prendere, ed è tutto il giorno che penso alla levataccia. So già che oggi sarà molto lunga. L’aereo parte puntuale, e alle 6.15 cerco di assecondare il rollio in attesa del decollo. Vana speranza quella di dormire in aereo… ne approfitto per scrivere «GIORDANIA low cost e fai da te: cosa fare e cosa sapere prima di partire (visto e Jordan Pass, noleggio auto, sicurezza, clima, soldi)», il primo di questa lunga serie di articoli.

Alle 11.30 arriviamo ad Amman, dopo aver sorvolato Tel Aviv, Gerusalemme e la depressione del Mar Morto. Svolgiamo abbastanza alla svelta le pratiche di ingresso nel Paese e ci dirigiamo verso l’uscita dell’aeroporto, dove si trova lo sportello di Sixt, l’autonoleggio che abbiamo prenotato tramite Rentalcars. A poca distanza si trova il negozio dell’operatore telefonico Zain, presso il quale acquistiamo una SIM locale, con la quale ci regalano anche 50 minuti di traffico internazionale. Decidiamo di prelevare un po’ di contanti per ammortizzare le commissioni bancarie e ci mettiamo al volante con direzione Jerash.

Il tragitto è pianeggiante fino ad Amman. La capitale si svela piano piano. Facciamo fatica a rintracciarne l’inizio, quando sparuti palazzoni bianchi si interpongono a distese di ulivi: i colori della terra bruciata dal sole, del verde delle piante e del blu del cielo nitido mi riportano alla mente alcuni paesaggi pugliesi. Poi, quasi all’improvviso, questi enormi mostri di cemento si moltiplicano a dismisura, e abbracciano l’intera visuale da destra a sinistra. Il traffico è infernale, e i clacson diventano da subito la colonna sonora per i trenta minuti che impieghiamo per lasciarci alle spalle questo caos. Quasi come a confermarci questa sensazione, anche il paesaggio si fa più dolce e rigoglioso. Dopo un paio d’ore arriviamo alla nostra meta, e depositiamo i bagagli presso il Great Tourist Apartement, la peggior sistemazione da quando viaggio, come ho già avuto modo di parlarne nell’articolo «GIORDANIA low cost e fai da te: 8 giorni con meno di 700 euro (tutto compreso)».

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È pomeriggio inoltrato e usciamo subito per andare a visitare un vero e proprio gioiello, il sito archeologico magnificamente tenuto che si intravede tra le case. L’antica Gerasa era una famosa cittadina romana, che prosperò non tanto per la posizione strategica, lontana dalle strade principali che le carovane calpestavano durante i tragitti verso l’Egitto o Damasco, ma in quanto sorta al centro di questa vallata, un wadi molto fertile e coltivato. Stupisce il vasto spazio che occupano le rovine e la cura con cui sono state conservate. Stupisce soprattutto guardandosi intorno, e in particolare verso Est, dove la cementificazione ha coperto il verde che, invece, riesce a resistere sul versante opposto. Ancora per quanto, però, non si sa, perché le case stanno crescendo indisturbate a ridosso delle reti di recinzione. Nonostante la crescita urbanistica senza un’apparente piano regolatore, la Storia ha preservato questo posto da un saccheggio funzionale alla costruzione di edifici e moschee, così comune e già visto in moltissimi altri posti. Dopo un paio d’ore, quando il crepuscolo inizia a rendere confusi i contorni di colonne e muretti, usciamo attraversando il cardo massimo. Fa un certo effetto camminare da soli sui lastroni di marmo originali, in quest’atmosfera surreale e meravigliosamente inaspettata.

Dopo una veloce tappa al supermercato per acquistare the, biscotti e merendine in vista del lungo viaggio che ci aspetta l’indomani, cerchiamo un posticino per mangiare. Scegliamo il più sporco e tipico, il RM Restaurant del trafficato stradone che costeggia il sito archeologico. Siamo gli unici turisti, e questo ci fa ben sperare di essere nel posto giusto per assaggiare piatti tipici tradizionali. Visto il digiuno forzato a pranzo, divoriamo velocemente il pollo e il riso, accompagnati da salsine varie, e andiamo a dormire. La casa è gelida, il condizionatore non funziona e siamo costretti sotto le coperte per non disperdere il poco calore accumulato. Ma la giornata è stata molto lunga, e la stanchezza si fa sentire. Crolliamo in un sonno meritato.

 

Questo articolo fa parte della serie sulla Giordania. Questi sono gli altri link:

 

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