CAMPI FLEGREI: da Cuma a Pozzuoli, guidati da Virgilio sulle orme di Enea [con VIDEO]

di Matteo Bellocchio

 

Cosí piangendo disse: e navigando
di Cuma in vèr l’euboïca riviera
si spinse a tutto corso, onde ben tosto
vi furon sopra, e v’approdaro alfine.
Volser le prue, gittâr l’ancore; e i legni,
sí come stêro un dopo l’altro in fila,
di lungo tratto ricovrîr la riva.

Inizia così il sesto canto dell’Eneide, quando, dopo sette lunghi anni, il semidio Enea approda su una spiaggia, dove oggi sorgono i resti dell’antica acropoli di Cuma. Riuscì a fuggire dai vittoriosi achei e dalla città in fiamme, nella celebre notte dell’inganno del cavallo di legno, caricandosi sulle spalle il padre Anchise, zoppo e malato. Si aggrappa disperato alle gambe di Enea anche il figlioletto Ascanio, scolpito nel marmo di Gian Lorenzo Bernini nell’attimo della disperazione.
Si imbarca e salpa, vagando per il mare Mediterraneo in cerca della terra promessa su cui fondare una nuova patria. La storia è nota, e si collega direttamente al poema omerico sulla caduta di Troia: Virgilio pesca a piene mani dall’epopea mitologica e narra il mito della fondazione di Roma, seguendo i passi dell’eroe, dalla sua incerta peregrinazione fino alla vittoria contro i Latini.

A Cuma viveva una grande indovina, la Sibilla, raffigurata anche da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina. La Sibilla Cumana era una sacerdotessa del dio Apollo, ed i suoi vaticini erano tenuti in grande considerazione, al pari dei responsi dell’oracolo di Delfi. Uno di questi verrà poi riletto anche in chiave cristiana, un unicum nella storia della Chiesa, e profetizzerà l’avvento di un bambino divino che avrebbe salvato il regno. Ce ne da notizia ancora il poeta Virgilio, questa volta nella quarta egloga delle Bucoliche, e molto probabilmente per questo motivo verrà incaricato di guidare Dante nella Divina Commedia.

[…] È da l’un canto
dell’euboïca rupe un antro immenso
che nel monte penètra. Avvi d’intorno
cento vie, cento porte; e cento voci
n’escono insieme allor che la sibilla
le sue risposte intuona.

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La Sibilla vive ai piedi dell’acropoli, in una grotta. È un lunghissimo corridoio, buio e soffocante, che si incunea nella roccia, dalla quale sembrano uscire rimbombanti più voci, moltiplicate dall’eco. Enea si trova in quel posto per un motivo preciso, per chiedere il suo aiuto, affinché lo guidi sull’impervio sentiero verso l’Ade, dove lo aspetta il padre Anchise, morto poco tempo prima a Erice.

Poscia che qui si dice esser l’intrata
de’ regni inferni, e d’Acheronte il lago

Virgilio fa coincidere l’ingresso dell’Ade con il vicino Lago d’Averno, lo stesso posto in cui, pochi anni prima della stesura di questi versi, Marco Vipsanio Agrippa, genero e amico fraterno del grande Augusto, fece costruire una poderosa flotta navale. Sono tempi duri per Roma, sconvolta dalle guerre civili. Sono gli anni di Marco Antonio e Cleopatra, delle lotte causate dal vuoto di potere, del delicato passaggio dall’età repubblicana all’età imperiale. Ma sono anche gli anni della fame, dei pirati guidati da Sesto Pompeo, figlio di quel Pompeo Magno che sfidò la fama ed il prestigio di Giulio Cesare. Il grano non arriva più via mare, e il popolo si fa tumultuoso. Il predominio sui mari è perduto, e serve un porto sicuro per la costruzione della flotta. Il Lago d’Averno si trasforma così in un immenso cantiere navale. Verrà poi collegato al mare con un canale artificiale, permettendo a Roma di riprendersi ciò che gli spetta di diritto.

Nei Campi Flegrei si respira la storia, anche attraverso il sapore sulfureo dell’aria. La sua terra è ricca di fumarole e densa di minerali, ed è rinomata fin dall’antichità. Al tempo delle storie narrate era il luogo delle grandi ville patrizie di Baia e di Miseno e dei misteri sepolti nelle grotte della Sibilla. Veniamo portati a spasso dagli avvenimenti: siamo partiti dal mito della fondazione per arrivare all’età dell’oro di questo grande impero.

È un filo che collega la caduta di Troia con la nascita di Roma, l’epica greca di Omero con il raffinato latino di Virgilio, l’umanesimo della Commedia con il barocco della controriforma, la simmetria dei versi di Dante con la perfezione dello scalpello del Bernini.

 

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