alberto sull'everest

ALBERTO CANCIAN: in viaggio verso la felicità

Travels Telling per Alberto Cancian

Anche se adoro scrivere cerco di farla veloce, dato che il vostro tempo è prezioso, anzi, grazie per dedicarlo a noi in questi pochi minuti. Qui sotto c’è praticamente la mia vita.

Ho 32 anni, quella via di mezzo nella quale non ti senti per niente vecchio eppure continuano a dirti che non sei più giovane. Ho iniziato a lavorare a 16 anni, prevalentemente d’estate, alla ricerca dell’autonomia mentale più che di quella economica. Mi sono laureato due volte, continuando a lavorare, facendo lavori sempre diversi e idealmente opposti, come l’imbianchino o l’operaio negli scavi archeologici.

Avevo il viaggio nel cuore, fin da quando mia madre piazzava le cartoline nei bordi della culla così da farmi sognare mentre ero sveglio.

sull'aereo, in viaggio

Grazie allo spirito che mi aveva innestato da neonato ero partito più volte, già ai tempi della scuola: Europa, Stati Uniti, Nord Africa. Nel frattempo, il mio sogno ad occhi aperti era diventato l’Amazzonia. Dopo la laurea andai quindi in Colombia. Partii per visitare un missionario del mio piccolo paese di campagna, che era salpato cinquant’anni prima. Esplorammo in lungo e in largo l’India di Colombo ed al mio ritorno scrissi ciò che avevo vissuto in un piccolo diario di viaggio. Il bello di quel libretto non fu che il migliaio di copie vennero tutte vendute ma che il ricavato di quelle vendite venne destinato alle missioni, consentendomi così di aiutare concretamente tutti quei volti sorridenti che avevo incontrato lungo il mio viaggio.

Continuai a lavorare ma non riuscivo più a stare fermo, i viaggi brevi non mi bastavano, non mi identificavo più nel verbo tornare eppure non stavo scappando, da niente.

Era la metamorfosi del mio DRD4-7r che stava prendendo il sopravvento. Quindi partii, senza pensare al ritorno.

su una barca nel rio delle amazzoni

Venni ricatapultato in Amazzonia, questa volta per un progetto di volontariato. Ero stato chiamato a scrivere la storia dell’Istituto Missionario per il quale operava il mio compaesano. Mi piazzarono su di una scrivania, nel bel mezzo delle regioni amazzoniche colombiane, a scrivere una storia della quale stavo entrando a far parte. Presi confidenza con le tarantole, con i serpenti e con la gente colombiana che mi fece sentire come a casa. Vissi i sei mesi più intensi della mia vita ma quel sogno si interruppe bruscamente. Il missionario che era stato il mio contatto e la mia ancora nei momenti difficili, legati soprattutto al clima tropicale al quale il mio fisico non era abituato, morì, davanti a me.

Dovetti tornare a casa, ricominciai la vita di qui. Il libro però non era finito e, anche se sarebbe stata dura, dopo qualche mese, tornai a completare ciò che avevo iniziato. La gente mi colmò d’amore, sapendo che per me non sarebbe stato facile, passai il Natale, il Capodanno e le serate d’estate sulle strade colombiane, coperte di fango ed allegria. Conobbi gli Indios e le loro culture ancestrali, ricevetti i più grandi doni dalle persone più povere, capii che donare è il modo più bello di ricevere, vagai per i fiumi amazzonici per giorni, provai l’aguardiente, le cerimonie rituali indigene e

ritrovai il centro di me stesso, una notte, in una capanna costruita su di un albero nel bel mezzo della Foresta. Acquisii una consapevolezza nuova, trovai il mio equilibrio, le paure svanirono e mi accorsi che perfino la morte è un normale aspetto della vita.

Finii il libro e chiusi il capitolo, con forza di volontà e soddisfazione. Tornai a casa.

il ritorno a casa

Il ritorno fu entusiasmante, mi accorgevo che la mia storia (tutta quella che qui in poche righe non sono riuscito a scrivere) era utile, molti erano felici di ascoltarla. Succedeva che il mio racconto era positivo nel nostro mondo, perché faceva rendere conto che siamo davvero fortunati e spesso non ce ne accorgiamo, ed era utile laggiù, perché dava voce a chi non l’ha, creava un legame fra noi e coloro che mi avevano accolto, dandomi tutto. Non riuscii a stare fermo per molto, continuavo a lavorare, nell’organizzazione di eventi, ma sentivo che la voglia di scoprire per crescere non si placava. Volevo fare un’esperienza simile a quella colombiana, ma in un luogo diverso. Studiai il percorso e mi decisi, sarei partito l’Asia, senza pianificare il ritorno.

Erano i primi giorni dell’anno, mi licenziai. Era un azzardo mi dicevano, avrei indebolito i miei pochi e sudatissimi risparmi per un viaggio, senza data di scadenza per giunta.

Ma io volevo andare a scoprire nuovi orizzonti, a visitare nuove missioni, orfanotrofi, a imparare da chi ha di meno, perché sono proprio loro che danno di più, l’avevo già scoperto.

la ripartenza verso il sud est asiatico

Prima il sud est asiatico: Thailandia, Cambogia, Vietnam, Laos, ancora Thailandia e Birmania. Nemmeno qui riesco a raccontarvi tutto ma vi basti sapere che un pomeriggio a Chiang Rai, nel nord della Thailandia, accompagnammo i ragazzi con le abilità diverse e speciali a vedere gli elefanti. Mi avvicinai con uno dei ragazzi ad un cucciolo d’elefante. Lo alzai dalla carrozzina perché lo potesse toccare, facevo fatica, l’elefante allora decise di aiutarmi e con la proboscide abbracciò il ragazzo, che scoppiò a ridere, mentre io, non potevo trattenere le lacrime.

E poi il nord dell’India, attraversato interamente in treno da Calcutta a Delhi, passando per Agra, Varanasi, l’Holi Festival di Mathura, il Rajastan e l’orfanotrofio di Jaipur, quello nel quale ai bambini mancava quasi tutto, tranne il sorriso.

la felicità raggiunta in India

Lasciai l’India per l’Himalaya, prima in Nepal e poi in Tibet, realizzando un altro sogno che avevo fin da bambino. Raggiunsi Lhasa ed il campo base dell’Everest, piangendo anche lì

mentre mi rendevo conto che la felicità non è una meta da raggiungere ma un singolo istante da vivere con tutte le nostre forze.

Decisi di terminare il mio lungo viaggio con un ritiro di meditazione in un monastero adagiato sulle colline che circondano Kathmandu. In una sezione meditativa si materializzò in me una frase, un’emozione, un desiderio. Nella più vacua profondità capii che tutto ciò che avevo vissuto ed imparato, tutti i segreti che il mondo mi aveva svelato lungo il cammino, andavano condivisi, non erano per me, erano per tutti. Lo strumento migliore che avevo per farlo era scrivere. Tornai a casa, anche se il concetto di casa era completamente stravolto, come quello di amore. Dovunque era casa, ogni azione era amore. Ricominciai a lavorare ma ogni istante sentivo che dovevo e volevo scrivere.

alberto mentre scrive con il pappagallo paco sulla spalla

Poi conobbi lei. Il mondo aveva talmente aperto il mio cuore che ci entrò un cuore simile al mio e i due si espansero. Iniziai a scrivere, a creare il libro che voleva svelare proprio tutto. Nel frattempo continuavo a lavorare, a fare più di una cosa, correndo al ritmo asfissiante al quale ci fa girare il meccanismo nel quale siamo inseriti. Smisi di scrivere. La felicità che stavo vivendo si allontanò. Avevo qualcosa da finire, qualcosa da portare a termine, qualcosa di utile, positivo, qualcosa da dedicare agli altri, non potevo lasciar perdere, a metà strada.

E allora qualche mese fa l’ho rifatto, ho ripreso a far diminuire i miei risparmi facendo aumentare la mia gioia. Ho deciso di vivere di nuovo la mia realtà, che è anche il mio sogno (chi se ne frega se la trottola cadrà o continuerà a girare, io vivo)

ad angkor vat in cambogia

Abbiamo scelto un piccolo paesino di montagna, nell’inverno che tempra il fisico e scalda il cuore. Lei preparerà gli ultimi esami prima della laurea ed io terminerò lui, il libro che non è fatto di carta, ma di ogni emozione che mi ha regalato il Mondo. Poi il lavoro mi ha sommerso di nuovo e l’ultima delle mie pagine sembra essere tornata lontana ma ogni singolo giorno sento che quello è il mio vero obiettivo ed una cosa è certa, prima o poi andrò a prendermelo.

La felicità è reale solo se condivisa, così vale per tutte le emozioni, è per questo che scrivo.

 

Photo credit: Alberto Cancian

 

Alberto è l’organizzatore di #PordenoneViaggia, un festival dedicato ai viaggi ed ai viaggiatori. La prossima edizione si terrà dal 18 al 20 maggio, e vedrà Licia Colò come madrina dell’evento. Ci sono tutte le premesse per un grande appuntamento! (MB)

 

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