JOSEPH CONRAD: Cuore di tenebra, un viaggio nei meandri bui dell’animo umano [RECENSIONE]

di Matteo Bellocchio

 

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L’incipit in medias res ci porta direttamente su una nave, di cui non abbiamo troppe informazioni, se non il nome. Non sappiamo la meta, ma abbiamo qualche vago cenno sulla posizione precedente, quando la prua lascia il Tamigi per l’oceano Atlantico. La voce narrante è altrettanto avvolta dal mistero. Insieme a lui ci sono altre quattro persone, di cui una, Marlow, sta per raccontare la storia del viaggio nel cuore della tenebra. È evidente l’assonanza con il drammaturgo coevo di Shakespeare, così come è evidente che la brama di potere che troveremo più avanti nel testo è la stessa che pervade i versi di Tamerlano il Grande, pietra miliare per la nascita del teatro elisabettiano. Ma Marlow è anche l’alter ego dello scrittore, «un uomo di mare, ma anche un giramondo, mentre i marinai sono in maggioranza gente che conduce, se così si può dire, una vita sedentaria», uno di quelli a cui, un’occasionale passeggiata a terra, o una bisboccia improvvisata, bastano a svelargli il segreto di tutto un continente. Ci avverte fin da subito, però, che ciò che andremo a leggere non sarà una storia qualunque, ma un viaggio verso il cuore di tenebra dell’animo umano:

mi sembra di star qui tentando di raccontarvi un sogno; vano tentativo, perché nessuna descrizione di un sogno può comunicare la sensazione di sogno, la commistione di assurdità, sorpresa e smarrimento in un tremito di affannosa rivolta, quella sensazione di essere catturati dall’incredibile che è l’essenza stessa dei sogni…

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Prima di arrivare alla tenebra, però, il nostro narratore parte da molto lontano, e i compagni di viaggio, consci delle lunghe ore che li attendono insieme, si predispongono ad ascoltare la storia. Marlow inizia a raccontare di come su quello stesso mare color di piombo, e sotto quello stesso cielo color di fumo, tanti secoli prima, arrivarono i Romani, «uomini abbastanza solidi da affrontare le tenebre». Questa tematica, la dicotomia tra luce e tenebre, pervaderà l’intera opera di Konrad, portandolo a riflessioni antropologiche sulla schiavitù e sulla follia umana.

La conquista della terra, che in generale vuol dire portarla via a chi ha una pelle diversa dalla nostra o un naso un po’ più schiacciato, a pensarci bene non è proprio una bella cosa.

È una disanima che scaturisce dal clima di imperialismo coloniale che ha pervaso la frenesia dei nuovi conquistadores nella seconda metà del XIX secolo. Cuore di tenebra esce nel 1899, al picco del contagio della febbre coloniale. La tendenza delle potenze europee a espandersi su scala planetaria era spinta dall’obiettivo della penetrazione commerciale, che però si tramutò ben presto, sulla via dei nascenti nazionalismi, in un disegno più sistematico di assoggettamento politico e sfruttamento economico. Fu proprio l’espansione belga in Congo, e la successiva protesta del Portogallo, che, rivendicava per sé la foce del fiume, che diede l’impulso ai lavori della Conferenza di Berlino del 1884, con la quale, sul principio della effettiva occupazione, vennero redatti i principi per la spartizione dei territori africani, dell’Asia e delle isole del Pacifico. Francia e Inghilterra, sopra tutti, disputarono una corsa di cannibalizzazione coloniale, che nel continente nero, come iniziava ad essere chiamato dall’opinione pubblica, produsse la cesura tra la costa orientale, dominata dagli inglesi, e quella occidentale, dominata dai francesi.

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Negli stessi anni nasce, e non è un caso, l’antropologia culturale, quando, nel 1871, Edward Tylor codificò il concetto di cultura:

Cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualunque altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società.

Marlow ripercorre il corso del lungo fiume Congo. Viaggia verso l’interno e verso l’ignoto, facendoci sentire sulla nostra pelle le sensazioni dei grandi esploratori dell’epoca. Grazie alle vivide descrizioni dei paesaggi riusciamo a rivivere la prospettiva delle grandi ricchezze nascoste nei territori selvaggi, la curiosità scientifico-geografica tipica della cultura del positivismo, la moda dell’esotismo presente in molta letteratura del secondo Ottocento, l’alone romantico che ammantava le figure di questi avventurieri, anche grazie all’amplificazione che la carta stampata riservava alle loro imprese.

Risalire il fiume era come viaggiare a ritroso verso i più lontani inizi del mondo, quando la vegetazione impazzava sulla terra e i grandi alberi regnavano sovrani nella foresta primordiale: «eravamo erranti su di una terra preistorica, su di una plaga che aveva l’aspetto di un pianeta sconosciuto», dove non era concesso comprendere l’ambiente circostante. Lo scopo è quello di arrivare ad un magazzino dove viene stoccato l’avorio, l’oro bianco del XIX secolo. Durante questa risalita il racconto diventa anche una denuncia alla nuova schiavitù organizzata, dove migliaia di selvaggi infelici, nella più assoluta mortale indifferenza, venivano prelevati da tutti i recessi della costa nella piena legalità dei contratti a tempo per essere relegati in un ambiente ostile, nutriti con cibi strani, e dove si ammalavano, diventavano invalidi e solo allora gli si concedeva di strisciare via per riposare: «non erano nemici, non erano criminali, nulla ormai di terreno; nulla più che nere ombre di malattia e inedia». Ancora un riferimento alle tenebre, ancora una volta.

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Alla destinazione lo aspetta il vero protagonista dell’opera. Kurtz, il capo della stazione commerciale che da sola raccoglieva la stessa quantità di tutti le altre messe insieme. Questo personaggio è entrato nell’immaginario collettivo dopo la strepitosa interpretazione di Marlon Brando in Apocalypse Now. Ma Kurtz ottenne i gradi solo grazie ad esigenze cinematografiche. Nella realtà non sappiamo molto neanche di lui, se non che per Marlow era la tenebra, che «sotto il sole accecante di quella terra avrei conosciuto il demone fiacco, simulatore, miope di una follia rapace e spietata». In quello sperduto e sconosciuto angolo di mondo tutto gli apparteneva, e non si sa quante fossero le potenze del male che ne reclamavano la proprietà. Marlow accenna solamente a «riti innominabili». Si tratta probabilmente di sacrifici umani e atti di cannibalismo, necessari per perpetuare la posizione di Kurtz come uomo-dio. Sir George James Frazer, altro grande pilastro dell’antropologia culturale, sostiene che tali pratiche sgretolavano le ansie dell’uomo primitivo per la continuazione della specie e per la mortalità dell’uomo-dio, e placavano questa angoscia, cercando di eludere l’inevitabilità della crescita e della morte dell’uomo-dio. Sono credenze tipiche di molti paesi africani, e in particolare del Congo, i cui abitanti credevano fortemente nella figura del Chitomè, il pontefice che, se dovesse morire di morte naturale, il mondo perirebbe e la terra sarebbe immediatamente annientata. Kurtz si eleva quindi ad una condizione superiore ai nativi, e perpetua, notte dopo notte, tramite i «riti innominabili», la resurrezione dello spirito che si contrappone al disfacimento della carne.

La figura di Kurtz è emblematica di questo periodo storico, della ancora latente supposta superiorità razziale, dell’inutilità della vita umana, delle grandi tragedie umane che nel Novecento caratterizzeranno il corso degli eventi. Konrad aveva provato ad avvertirci sulla deriva dell’uomo, spinto da desideri di superbia e onnipotenza. Aveva provato a descrivere Kurtz, figura allegorica del buio; aveva provato a prenderci per mano e condurci laggiù in fondo, dritti nel cuore di tenebra da cui non è possibile fare ritorno.

Egli aveva occupato un alto seggio fra i demoni di quella terra: […] come fate a immaginare in quale particolare regione delle età primitive i piedi non inceppati di un uomo lo possano condurre lungo le vie della solitudine, […] lungo le vie del silenzio, completo silenzio.

 

Photo credits: travelgeo.org, art-prints-on-demand.com, fineartamerica.com, booksandbooks.it

 

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