CLAUDIO PELIZZENI: il sole, la felicità e l’anatomia di un sogno

di Matteo Bellocchio

 

Il sole. Questa mistica palla di fuoco che nella storia dell’uomo riveste da sempre un’importanza cruciale. Il primo dio, il primo ringraziamento per la vita, l’inizio del tutto. Probabilmente è stato il suo richiamo ancestrale sedimentato nel nostro sancta sanctorum a dare il via all’avventura di Claudio.
Una vita all’apparenza perfetta, una laurea alla Bocconi, una famiglia agiata, il classico e ambìto posto fisso, per giunta come vicedirettore di banca. La realtà è però ben altra cosa, da troppo tempo un autunno costante.

Il subconscio, a un certo punto, diventa conscio, si manifesta e chiede a gran voce di smettere di perseguire le aspettative degli altri.

Lentamente attecchisce questo virus, verso cui non esistono vaccini. Striscia e si fa strada un disagio latente, un disagio paradossalmente chiamato felicità, la consapevolezza di non poter cambiare la propria vita facendo sempre le solite cose, la fuga da una morte lenta chiamata routine.

claudio pelizzeni davanti ad un tramonto

Il sole ha chiamato, ancora, ma stavolta Claudio sente. E si gira, iniziando con lui un gioco dicotomico tra luce e tenebre. Il buio di un’ennesima giornata in ufficio, la freddezza delle lamiere del treno che lo riportano a casa, il grigio di un cielo plumbeo e pesante. Ma siamo ad agosto, le giornate sono ancora lunghe, il sole tramonta tardi, forse sta aspettando che Claudio lo veda, che si accorga di lui. Un tramonto inaspettato nel monotono orizzonte della pianura padana, all’altezza della mia Lodi, è il segnale. La luce finale prima del buio notturno, una luce che non vuole più nascondere i problemi, e che stavolta li vuole affrontare. Definitivamente.

La sua soluzione è un viaggio, mille giorni intorno al mondo senza aerei, che però non si ammanta di un valore redentivo e non ha pretese certe di riscatto. Il viaggio è un viatico verso la felicità, nelle intenzioni della favola, in cui non sempre è previsto un finale dove tutti vissero felici e contenti. Il viaggio non dà risposte, anche perché se si dovesse partire con le domande sbagliate, si otterrebbero solamente risposte sbagliate. Per questo Claudio decide di sistemare tutte le situazioni delicate prima dei saluti, per non lasciare strascichi né rimpianti. E sa anche che dovrà avere a che fare con il suo inseparabile e scomodo compagno di viaggio, il diabete. Il viaggio quindi come terapia. Personale.

claudio pelizzeni in cime alla montagna

Il sole che tramonta chiude la vita precedente, mentre il sole che sorge è linfa vitale per quella nuova. Claudio va verso est, verso il sole che sorge, verso l’alba di una nuova era. Si gioca tutto, sa che è giunto il momento, ora o mai più. «Nessun rimorso, forse nemmeno nessun coraggio – mi dice con il sorriso, quel sorriso che da quando è tornato non lo abbandona mai – forse si arriva a un certo punto dove la paura di non cambiare è troppo forte per non essere affrontata».

Il resto è inchiostro. L’orizzonte, ogni giorno un po’ più in là è il libro scritto in prima persona, durante le lunghe traversate oceaniche a bordo di cargo mercantili, che racconta questa avventura.

Non vuole essere una lezione di vita, bensì una testimonianza di trasformazione della persona che è partita in quella che è arrivata. O forse questo uomo nuovo, come il sole, era già presente e si è finalmente rivelato.

claudio pelizzeni di fronte ad un deserto di rocce

È un libro puro, non contaminato dagli umori e dalle emozioni del rientro, perché scritto antecedentemente. Non accompagna il lettore passo dopo passo, come un normale e monotono diario di viaggio, ma lo invita a riflettere e a fare attenzione, mescolando gli ingredienti e scomponendo il puzzle, per poi ricostruirlo con richiami e assonanze continue tra le esperienze vissute nei due emisferi. Claudio riesce anche a farci percepire le emozioni che prova, un viaggio come un ottovolante, dove non tutto è bello e perfetto. Forti emozioni ma anche tanti momenti tristi, vissuti in solitudine e senza poter contare sull’aiuto di nessuno, se non su quel nuovo io manifestatosi.

claudio pelizzeni con i santoni indiani

Il libro è un elogio al mondo, al non aver paura del diverso, alla vera caritas, al vero amore nei confronti degli altri. Ed è soprattutto un elogio al tempo, tiranno e sfuggente. Questo tempo che usiamo per comprare oggetti materiali, con i quali sediamo temporaneamente i nostri superflui bisogni, che però, spinti dall’eccesso di consumismo e materialismo, ritornano prepotentemente qualche mese dopo per riiniziare un circolo vizioso che ormai fa parte di noi e che quasi non ci sconvolge nemmeno. Un invito a riappropriarsi dei propri momenti tramite un viaggio lento, fatto di frontiere e di code, di tempi di attesa e di spostamenti interminabili, scomodi, insieme alla gente del posto, per conoscere veramente il mondo e per vivere. È un invito, che già dal titolo ci sprona a non restare fermi, in attesa di qualcosa o di qualcuno, e a spostare ogni giorno l’attenzione e a darsi da fare. Realmente.

claudio pelizzeni nel deserto di sale

Il libro parla di tutto questo e di molto altro: non è solo un mero racconto di viaggio e di situazioni accadute, di incontri e di meraviglie, di amori perduti e di amicizia ritrovate, di difficoltà e di sacrifici, di addii e di arrivederci, ma è soprattutto un dialogo con il proprio io, un esame senza filtri del passato, del presente e del futuro.

E tutto per rispondere ad una sola domanda dalla quale, in viaggio, e da soli, non si riesce a scappare: siamo davvero felici?

 

Photo credit: Claudio Pelizzeni

 

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